Un detenuto di 19 anni è morto intossicato dal monossido di carbonio. Aveva dato fuoco al materasso della sua cella, lunedì sera, nel carcere del castello di Pordenone. È stato portato fuori ancora vivo, ma è deceduto durante il trasporto in ospedale. L'intera sezione detentiva è stata evacuata.

Il giovane, di origine egiziana, era in carcere dal 30 luglio dopo una violenta rissa in città. Secondo il Sappe, si era barricato minacciando la polizia penitenziaria con una lama rudimentale e una bomboletta di gas. Gli agenti sono entrati e hanno messo in salvo gli altri tre detenuti. Altri due hanno accusato una lieve intossicazione.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è: che carcere è quello dove un ragazzo di 19 anni sceglie il fuoco, e dove il materasso che dovrebbe proteggere dal fuoco uccide con i suoi fumi?

Il meccanismo

Il garante dei detenuti del Friuli-Venezia Giulia, Enrico Sbriglia, ha detto una cosa precisa: i materassi ignifughi presenti nelle celle sprigionano fumi e vapori di altissima tossicità. Il materasso che deve proteggere dal fuoco produce il gas che uccide. È il paradosso scritto nel sistema: sicurezza certificata, sostanze che in caso di incendio diventano armi.

Il Sappe parla delle condizioni in cui gli agenti sono costretti a operare: entrare in una cella in fiamme con un detenuto armato. Il sindaco di Pordenone, Alessandro Basso, invoca la carita' cristiana. Ma la serie di episodi critici nelle carceri italiane, in questi giorni, ha un denominatore comune: caldo, sovraffollamento, disperazione.

Le conseguenze per i deboli

La vittima è un ragazzo di 19 anni. Piccoli precedenti, un foglio di via, una rissa: il suo passato non spiega il monossido. La sua morte racconta anche degli altri: i tre detenuti salvati dagli agenti, i due intossicati, gli agenti stessi che ogni giorno entrano in celle che non dovrebbero esplodere.

In Italia le carceri soffrono il caldo di agosto e le celle piene. Chi sta dentro non ha scelta. Chi ci lavora nemmeno. La politica discute di altro. Il monossido non fa distinzioni: uccide il detenuto, intossica il sistema, e nessuno firma.

La domanda