Ad Agrigento la crisi idrica è diventata una crisi economica. Lo denuncia Confcommercio attraverso il presidente della delegazione comunale Francesco Picarella: numerose attività commerciali, strutture extralberghiere e pubblici esercizi stanno scegliendo di abbassare le saracinesche, perché non riescono più a garantire acqua e servizi ai clienti. Nel centro storico come nella frazione balneare di San Leone, nel pieno della stagione turistica.
Le parole dell'associazione datoriale sono senza appello: "Aica, con la sua criticabile gestione, sta decretando la morte programmata del comparto produttivo locale". Il quadro si allarga: prenotazioni cancellate, danni d'immagine, lavoratori che perdono giornate, indotto in sofferenza. "Numerose attività stanno decidendo di chiudere", avverte Picarella.
Non è un disservizio estivo. È un collasso strutturale, come lo definisce lo stesso Picarella, che spegne una dopo l'altra le luci di una città turistica. E il paradosso sta in chi gestisce l'acqua: il Comune di Agrigento è socio di Aica, e il sindaco Michele Sodano siede nell'assemblea territoriale idrica.
**Il meccanismo.**
Il gestore scarica la colpa sui numeri: avrebbe chiesto a Siciliacque 155 litri al secondo per agosto e ne avrebbe ricevuti 145. Dieci litri in meno, a fronte di richieste avanzate già il 23 e il 29 luglio. La presidente di Aica, Danila Nobile, parla di difficoltà legate alla risorsa disponibile nel serbatoio Forche. Ma i conti del gestore raccontano altro: un'esposizione verso Siciliacque superiore a 23 milioni di euro di debito pregresso, coperta da un'anticipazione regionale che andrà restituita. Nel frattempo i cittadini si rivolgono alla magistratura: Simone Di Cesare ha presentato un esposto a Procura, Prefettura e Comune dopo quattro turni saltati o slittati in undici giorni, il 4, il 7, il 10 e il 14 agosto, in via Manzoni. La risposta di Aica: dal 15 agosto le turnazioni sono tornate regolari.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi paga è chi lavora. Il ristoratore che chiude per una notte perde la notte; chi chiude per l'estate perde l'anno. Il lavoratore stagionale che vive di questi mesi resta senza reddito. E il turista che trova una struttura senz'acqua non giudica la struttura: giudica Agrigento, e le recensioni restano. Confcommercio parla di "centinaia di lavoratori" a cui vengono sottratti dignità e reddito, e chiude con una domanda secca: chi pagherà i danni? Chi risarcirà le imprese costrette a chiudere?
**La domanda.**
Se il sindaco siede dall'altra parte del tavolo, nella stessa assemblea del gestore che la città accusa, chi rappresenta i cittadini di Agrigento?