«Ricordati che io non ho nulla da temere, ma sei tu e il tuo giornale che rischi di brutto». È il messaggio che una dipendente del Comune di Agrigento ha inviato al direttore di Report Sicilia, Giuseppe Di Rosa, dopo la pubblicazione di un articolo. La redazione ha annunciato che consegnerà la documentazione ai legali e valuterà l'inoltro a Prefettura, Questura e Procura di Agrigento.
Questa è la notizia. Ma il meccanismo è più vecchio della minaccia: quando non si può contestare l'atto, si attacca chi lo pubblica.
**Il meccanismo.**
Il racconto di Report Sicilia parte da lontano. Prima gli attacchi pubblici, poi le campagne social, poi gli insulti e i tentativi di delegittimazione, e ancora prima la promessa, riferita prima delle elezioni, di fare di tutto perché il direttore non ottenesse l'iscrizione all'Albo dei giornalisti. Il nodo è datato 25 febbraio 2026: durante la presentazione della candidatura di Michele Sodano a sindaco, una domanda del giornalista Elio Di Bella viene sospettata pubblicamente di essere stata "commissionata da un candidato sindaco". A sollevare il sospetto è Ismaele La Vardera, deputato regionale. Da quel momento, secondo la ricostruzione della testata, ogni determina pubblicata, ogni graduatoria, ogni richiesta di ordini di servizio produce la stessa risposta: si discute del giornalista, non dell'atto. Il documento passa in secondo piano, il problema diventa chi lo ha portato alla luce. È un sistema semplice: se trasformi chi domanda nel problema, forse eviti di rispondere alla domanda.
**Le conseguenze per i deboli.**
Quando un giornale viene intimidito per ciò che chiede, il primo a perdere è il cittadino. Le determine del Comune di Agrigento, le graduatorie, le assunzioni, gli ordini di servizio riguardano chi in quella città ci vive e ci lavora. Se chi domanda viene minacciato, gli altri imparano a non domandare. E un'amministrazione che non rende conto degli atti amministra per sé: i conti li paga chi non ha accesso alle carte. La dipendente comunale che scrive «io non ho nulla da temere» è il sintomo di un ambiente in cui il potere si misura con chi può permettersi di minacciare, e in cui chi sta dentro il Palazzo sa di essere protetto. La redazione risponde che conserverà tutto, metterà in fila gli episodi e li consegnerà alle autorità: è la risposta di chi ha scelto di restare, ma è anche il lavoro che un giornalista non dovrebbe essere costretto a fare.
**La domanda.**
Se una dipendente comunale scrive a un giornale «rischi di brutto» per un articolo su atti pubblici, quante altre domande resteranno non fatte, e quanti altri giornali sceglieranno il silenzio?