La crescita media italiana è dello 0,9 per cento, secondo i dati dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio rielaborati dalla Confesercenti. La Sicilia cresce allo 0,8 per cento, sotto la media nazionale. Napoli corre a un punto e mezzo, quasi il doppio. La Valle d'Aosta arretra, la Calabria è quasi ferma, e l'inflazione più alta d'Italia è proprio nel Mezzogiorno: oltre il 4 per cento in Calabria, oltre il 3 per cento a Palermo.

L'inflazione non è un numero astratto: è quello che ogni mese toglie dal carrello di chi vive di pensione o di uno stipendio fisso. E in Sicilia i salari non corrono dietro ai prezzi.

**Il meccanismo.**
Il caro vita colpisce prima il carburante e gli alimentari, i capitoli che pesano di più sui bilanci poveri. Il governo ha ritoccato le accise con una spesa finora di due miliardi, ma in Sicilia la benzina costa più di prima della crisi iraniana. Le bollette dell'energia dei mesi di caldo non sono ancora arrivate. Il governo nazionale lo sa: pur avendo poche risorse, cerca di farvi fronte con misure di spesa che angustiano il ministro dell'Economia e non placano il malumore. I partiti che governano sanno quanto pesi il disagio del caro vita e del caro carburante sulle masse popolari, e sono già tutti impegnati per le prossime prove elettorali. La Regione annuncia misure per diverse categorie, interventi che dovranno passare dal vaglio dell'assemblea dopo le ferie, nella linea del poco a molti. I problemi strutturali restano: reti inefficienti, invasi intasati, strade e ferrovie impraticabili, cemento al posto del verde, e l'emergenza incendi che ogni estate si ripete e in autunno sparisce dall'agenda.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi ci perde è chi non può recuperare: pensionati, famiglie con una sola entrata, lavoratori precari. Nel Mezzogiorno l'inflazione non è attutita da salari più alti né dalla presenza di più redditi in famiglia, come accade nelle regioni ricche. Poco spazio alle grandi questioni, scrive Vito Riggio su Buttanissima, se si stenta a mettere su la pentola. Il malcontento non nasce dai programmi: nasce dalla sensazione di non avere abbastanza per la benzina, il gasolio, la luce. In Sicilia, dove le distanze si percorrono in auto e i mezzi pubblici latitano, il prezzo del pieno è una tassa nascosta su chi lavora lontano da casa. E la spesa alimentare, che assorbe la parte più grande del reddito delle famiglie povere, sale senza che nessuno la fermi. A poco valgono le mance e i bonus: ammatula allisci e fai cannola, lu santu è di marmaru e non suda.

**La domanda.**
Quanto ancora può crescere il prezzo della vita prima che qualcuno si accorga che i bilanci delle famiglie siciliane non reggono?