Sette morti nella stiva, due in condizioni critiche per soffocamento, cinquanta salvati. È il bilancio del soccorso condotto questa mattina dalla Life Support di Emergency, che ha intercettato un'imbarcazione di legno a doppio ponte nelle acque internazionali della zona Sar libica. I naufraghi, originari di Somalia ed Egitto, erano partiti all'alba del 16 agosto da Zuwara: meno di ventiquattro ore di traversata, e già sette corpi da contare.
Non è un naufragio. È un trasporto di esseri umani organizzato come merce: la stiva piena, l'aria che finisce, i corpi che gli altri tirano su sul ponte uno a uno mentre la traversata continua.
**Il meccanismo.**
Il capomissione Jonathan Nanì La Terra racconta la sequenza: l'imbarcazione avvistata intorno alle sei del mattino, la barca di legno sovraffollata, una motovedetta libica che si avvicina e poi si ferma a un miglio di distanza, a sorvegliare le operazioni per tutta la loro durata. L'equipaggio ha comunicato che il soccorso era già in corso: la motovedetta è rimasta a guardare. Nove persone sono state trovate sdraiate sul ponte, trasportate dagli altri naufraghi dopo essere state recuperate dalla stiva, dove avevano trascorso l'intera traversata. «Per sette di loro non c'è stato niente da fare», dice il capomissione. Il porto assegnato alla Life Support è Bari: mezzo Mediterraneo da attraversare con i superstiti e le salme a bordo.
**Le conseguenze per i deboli.**
Il sistema funziona così: la chiusura delle rotte legali spinge le partenze su barche sempre più cariche, il controllo è delegato a una guardia costiera che osserva e non soccorre, i porti assegnati sono lontani. Chi paga sono i giovani che hanno consegnato i risparmi per un passaggio e hanno trovato una camera di morte. I trafficanti restano a Zuwara, incassano, riempiono la barca successiva. Nessuno di loro dorme in una stiva. Le cinquanta persone salvate arriveranno in un Paese che discute di respingimenti e di muri, con la stessa identica domanda di chi è morto poche ore prima. E il Mediterraneo, il cimitero più grande d'Europa, continua a riempirsi a cento miglia dalle coste siciliane.
**La domanda.**
Quante stive devono svuotarsi di corpi prima che qualcuno smetta di chiamarla emergenza e la chiami politica?