«Sono stata una delle testimoni oculari dell'agenda rossa appartenuta a mio padre». Lucia Borsellino parla nell'aula magna della Corte d'Appello di Palermo. A pochi giorni dal 34° anniversario della strage di via D'Amelio — 19 luglio 1992 — la figlia del giudice Paolo Borsellino riapre una ferita che non si è mai chiusa. L'agenda rossa, il documento che il magistrato portava con sé il giorno dell'attentato, sparita. Sottratta. Mai restituita.
«La sua sottrazione dal luogo della strage non può fermare la ricerca della verità». Questa è la denuncia di Lucia Borsellino. Trentaquattro anni dopo, una agenda di cuoio rosso continua a pesare sulla coscienza di questo Paese. Perché dentro quell'agenda c'erano appunti, nomi, collegamenti. Pezzi di verità che qualcuno ha deciso di cancellare.
Il meccanismo
Il meccanismo del silenzio intorno alla strage di via D'Amelio ha molti ingranaggi. L'agenda rossa scomparsa è solo il più visibile. Ma Lucia Borsellino lo dice chiaramente: «Solo pensare che la sparizione di questo importantissimo reperto possa rendere impossibile la ricerca della verità rischia di far cadere nella disperazione. Significa vanificare gli sforzi che le istituzioni sane di questo Paese hanno compiuto e stanno compiendo giorno dopo giorno». Le «istituzioni sane»: una definizione che è già un'accusa. Perché se esistono istituzioni sane, vuol dire che altre non lo sono. La procura di Caltanissetta, la Commissione parlamentare antimafia, i magistrati che ancora indagano: sono loro, le istituzioni sane. Quelle che non hanno mai smesso di cercare la verità nonostante l'agenda rossa sia sparita.
Le conseguenze per i deboli
«Sono tanti gli elementi che mancano all'appello», dice Lucia Borsellino. Ogni elemento mancante è un tassello di verità negata. Non solo ai familiari delle vittime innocenti di mafia, dice lei, ma «alla società civile». Perché la verità sulla strage di via D'Amelio non appartiene ai Borsellino. Appartiene a tutti. Trentaquattro anni di depistaggi, omissioni, silenzi. Trentaquattro anni in cui la mafia ha potuto contare su complicittà che non sono mai state pienamente scoperte. E intanto i giovani siciliani crescono con una storia incompleta, dove le agende rosse spariscono e le verità restano sepolte.
La domanda
Lucia Borsellino dice che i familiari «non possono né intendono sottrarsi dal fare la loro parte». La domanda è: e lo Stato? Il 19 luglio si rinnoverà il ricordo. Fiaccolate, discorsi, promesse. Ma l'agenda rossa resta introvabile. E finché non verrà ritrovata — o finché qualcuno non racconterà cosa conteneva — la verità sulla strage di via D'Amelio rimarrà quello che è oggi: un patrimonio sequestrato.