Le carceri italiane hanno toccato il 141 per cento di sovraffollamento, e il Ferragosto è stato un turno di tensione. Sabato due detenuti tunisini sono evasi dalla casa circondariale di Potenza sfruttando una criticità strutturale dell'istituto: si sono arrampicati fino ai tetti e hanno guadagnato l'esterno. A Saluzzo, nel Cuneese, la vicecomandante della polizia penitenziaria è stata aggredita da Francesco Coffa, detenuto in alta sicurezza, membro dell'omonimo clan della Sacra corona unita brindisina. A Bologna, nella Dozza, un detenuto ha appiccato un incendio nella sezione dell'infermeria: gli idranti non funzionavano, e il personale ha spento le fiamme con i secchi d'acqua.
Non è un'emergenza di un giorno. È il sistema che scricchiola da tutte le parti: troppi detenuti, strutture rotte, personale lasciato solo.
Il meccanismo
Il sovraffollamento al 141 per cento non è un numero astratto: è la causa che alimenta ogni altro guasto. Quando le celle sono piene, la sorveglianza si allenta, le criticità strutturali non si riparano perché non c'è spazio per i cantieri, e il personale, numericamente insufficiente, finisce in prima linea senza rete. Il caldo di quest'estate chiude il cerchio: celle bollenti e corpi che non reggono. Il sindacato Osapp, con Leo Beneduci, chiede al ministro Carlo Nordio interventi immediati e una gestione del circuito di alta sicurezza adeguata alla pericolosità dei detenuti: «Non possiamo aspettare che si verifichi una tragedia». Il Sappe segnala l'evasione di Potenza. I sindacati titolano: «Nordio si svegli dal torpore».
Le conseguenze per i deboli
Chi paga sono in primo luogo gli agenti: aggrediti, lasciati soli, costretti a spegnere incendi con i secchi. Ma pagano anche i detenuti, ammassati in celle bollenti in un agosto di caldo record, e le famiglie che aspettano fuori. E paga la società: quando l'evasione approfitta di un muro rotto e un membro di clan aggredisce in alta sicurezza, la sicurezza di tutti è in discussione. Il carcere è il punto in cui lo Stato concentra le sue contraddizioni: e le scarica tutte su chi ci lavora e su chi ci vive. Il 141 per cento significa quarantuno posti in più ogni cento disponibili: come un ospedale che conta i malati oltre i letti.