Nello stabilimento della Mantua.it, azienda del gruppo Italpizza con sede a Castelbelforte, nel Mantovano, i lavoratori chiedono una pausa in più. Dentro fa un caldo torrido, e diversi malori si sarebbero registrati nelle ultime settimane. La direzione risponde di no: «Potete bere quando volete alla fontanella dell'acqua». Il 6 agosto la Flai-Cgil ha presentato una richiesta formale per introdurre, in via temporanea ed eccezionale, pause aggiuntive nel turno pomeridiano e nei reparti dove al caldo esterno si aggiunge quello degli impianti.
Questa è la risposta che un sistema dà a chi lavora: non il tempo per smaltire la fatica, ma il permesso di bere. L'acqua è gratuita. Il minuto no.
Il meccanismo
L'azienda ha rifiutato la richiesta richiamando i rilievi strumentali dell'Ats Val Padana, che il 4 agosto non avrebbero evidenziato un «disagio termico». Restano le due pause standard previste per ogni turno. Il sindacato, come riporta la Gazzetta di Mantova, risponde che bere non è mai stato il problema: «Quello che abbiamo chiesto è il tempo. Con queste temperature la fatica si accumula turno dopo turno, il corpo ha bisogno di staccare dalla postazione, di rallentare, di rientrare in condizioni di lavorare in sicurezza. Un sorso d'acqua preso senza fermare la linea non è una pausa». Nel frattempo, sopra lo stabilimento pende già una vertenza sugli esuberi: il caldo è solo l'ultimo fronte. La richiesta del sindacato, presentata il 6 agosto, era limitata nel tempo e nei reparti: non una conquista, una misura di emergenza.
Le conseguenze per i deboli
Il ragionamento vale per ogni fabbrica d'Italia in queste settimane: chi sta alla linea non può fermarsi, e chi misura il disagio con uno strumento non misura la fatica di un corpo che accumula calore turno dopo turno. Il costo di quel no non compare in nessun bilancio aziendale: lo pagano i lavoratori, in malori, in errori, in salute. E lo pagherà il sistema sanitario, quando il corpo che non ha potuto fermarsi si ferma da solo. In un'estate di ondate di calore su tutta la penisola, la risposta dell'azienda manda un messaggio preciso: la produzione viene prima del corpo di chi la produce.