Siracusa è senz'acqua. Non da un giorno. Da giorni. Zone intere della città — Ortigia, Zona Zecchino, Villaggio Miano, Bosco Minniti — senza una goccia dai rubinetti. E intanto le condotte disperdono oltre il 65 per cento dell'acqua che dovrebbe arrivare nelle case. Il dato più alto di tutta la Sicilia.
Il movimento Controcorrente ha organizzato una raccolta firme in piazza Archimede. La richiesta è chiara: sciogliere il contratto con Aretusacque, il gestore privato del servizio idrico. «Continuiamo a consentire ai privati di gestire il bene comune più prezioso che abbiamo, cioè l'acqua», dice Michele Mangiafico. «Da mesi i cittadini subiscono danni e interruzioni del servizio. La beffa è che le future tariffe potrebbero risentire dei costi necessari per riparare le tubature».
Il meccanismo
La privatizzazione dell'acqua in Sicilia segue un copione noto. Si affida la gestione a società private. Le reti, già vecchie, non vengono manutenute a dovere. Le perdite aumentano. I cittadini pagano tariffe sempre più alte per un servizio che peggiora. Poi si dice che servono nuovi investimenti. E chi paga? Sempre gli stessi. I dati parlano chiaro: in provincia di Siracusa la dispersione idrica supera il 65%. Significa che due terzi dell'acqua pompata nelle condotte si perde prima di arrivare ai rubinetti. Un patrimonio pubblico che si disperde nel terreno, mentre i cittadini aspettano. La petizione regionale chiede l'applicazione dell'articolo 30 della convenzione tra Regione e Siciliacque: sciogliere il contratto con il gestore principale.
Le conseguenze per i deboli
Senza acqua non si vive. I quartieri popolari sono i primi a restare senz'acqua. Le famiglie che non possono permettersi le autobotti private aspettano ore, giorni. I bambini, gli anziani, i malati. In un'estate con bollino rosso per il caldo, non avere acqua nei rubinetti non è un disagio: è un rischio per la salute. Eppure le istituzioni sembrano assistere senza intervenire. E la beffa — come dice Mangiafico — è che le future tariffe risentiranno dei costi di riparazione delle tubature. I cittadini pagheranno due volte: una per l'acqua che non arriva, una per riparare le tubature che i privati non hanno manutenuto.