Giuseppe Biundo, 53 anni, autotrasportatore originario di Gela, è morto ad Augusta mentre svolgeva la propria attività dentro un'azienda impegnata nello smaltimento dei reflui. È l'ennesima morte sul lavoro nel siracusano, dopo i due lavoratori deceduti a San Vito Lo Capo il 13 agosto. In Sicilia, al 31 maggio 2026, le denunce di infortunio con esito mortale erano 29: 22 a fine aprile, sette solo nel mese di maggio.
Ogni morte viene raccontata come un incidente. Ma un conto è l'incidente, un altro è un sistema che produce 17,5 morti ogni milione di occupati, contro l'11,2 della media nazionale. Il dato è dell'Osservatorio Vega sui numeri Inail. La Sicilia non è una terra sfortunata. È una terra dove il rischio si scarica su chi lavora.
**Il meccanismo.**
Il meccanismo ha un nome preciso: frammentazione della filiera. Nel polo industriale siracusano, tra raffinerie, petrolchimico, metalmeccanica e logistica, le imprese appaltatrici e subappaltatrici si moltiplicano, e con loro i livelli di responsabilità che si diluiscono. Il massimo ribasso vince le gare, i tempi si comprimono, la formazione si riduce. Chi sta in fondo alla catena, spesso con un contratto da poco, lavora negli impianti più pericolosi con meno tutele di chi sta in cima. La Cgil di Siracusa lo dice senza giri di parole: la sicurezza non può essere diversa a seconda della tuta che si indossa o del nome scritto sul contratto.
**Le conseguenze per i deboli.**
Giuseppe Biundo non tornerà a casa. Come i due lavoratori di San Vito Lo Capo, come i 29 morti censiti dall'Inail nei primi cinque mesi dell'anno. Ogni morte lascia una famiglia senza reddito, spesso senza colpe e senza risposte. La Cgil chiede che si verifichi come era organizzato il lavoro quel giorno, quali procedure erano state adottate, se i rischi erano stati valutati e se le misure di prevenzione previste erano state applicate. E mentre la magistratura accerterà le responsabilità, il sistema che ha permesso quella morte resta in piedi: stessi appalti, stesse gare al massimo ribasso, stessi controlli che arrivano dopo la tragedia. La sicurezza viene trattata come un costo da tagliare, non come la prima voce del bilancio.
**La domanda.**
Quanto vale, in questo sistema produttivo, la vita di un lavoratore? E perché, per sapere quanto vale, bisogna aspettare che qualcuno non torni a casa?