Al reparto di Ematologia con Trapianto di Midollo Osseo del Policlinico di Catania, una paziente di 77 anni ha prenotato una visita al numero verde per le 10.30. È entrata nello studio alle 15.15. Nel mezzo: due padiglioni da attraversare a piedi, una fila autogestita su un foglio di carta volante, e la risposta del personale a chi chiedeva spiegazioni: "qui funziona così".
La prenotazione elettronica esiste. Le linee guida del Cup prevedono che i medici forniscano le proprie disponibilità al centro di prenotazione. Eppure in un reparto universitario dell'ospedale pubblico di Catania il Novecento è tornato: nome e cognome scritti su un pizzino, ordine di arrivo sorvegliato da qualche buon'anima.
Il meccanismo
Il reparto è diretto da Francesco Di Raimondo, professore ordinario di Malattie del Sangue dell'università di Catania. La vicedirettrice, Emma Cacciola, è docente universitaria. Nello stesso reparto e nelle stesse classi di laurea lavora Rossella Cacciola, sorella di Emma. Gli appuntamenti, a quanto pare, vengono fissati senza considerare gli impegni universitari di chi è insieme medico e professore.
Il calendario delle lezioni è pubblico già a inizio semestre. Il Cup dovrebbe sapere quando un medico c'è e quando no. Invece i pazienti vengono condannati a ore interminabili di attesa. La signora è stata mandata dal padiglione 8 al padiglione 3, con fatica, perché non deambula più molto bene. Le è stato detto che le dottoresse Cacciola avrebbero iniziato tra le 11.30 e le 12. Alla fine è entrata alle 15.15. MeridioNews ha chiesto spiegazioni al Policlinico. Non è arrivata alcuna risposta né chiarimento.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga il conto sono i malati di sangue: persone anziane, fragili, che convivono con una malattia che non aspetta. Per loro il pizzino non è folklore, è l'ennesima giornata bruciata in corridoio, senza sapere quando toccherà a loro. La mancata digitalizzazione del sistema interno ricade sui più deboli, quelli che non possono permettersi di protestare o di andare altrove.
Il dubbio resta: se il calendario delle lezioni è pubblico, se le linee guida esistono, se il Cup dovrebbe funzionare, perché tutto si inceppa? C'è un problema di comunicazione, oppure c'è un altro meccanismo, che regge su pazienti che aspettano e tacciono?