La CISAL Terziario Catania ha proclamato lo stato di agitazione del personale della SCMC, l'azienda che gestisce la manutenzione degli edifici scolastici, la tutela idrogeologica del territorio e la viabilità nella provincia di Catania. Il sindacato ha avviato la procedura di raffreddamento e conciliazione dopo che l'azienda ha ignorato le richieste di confronto presentate dai lavoratori nell'assemblea del 6 luglio.
Non è una vertenza sindacale come le altre. La SCMC gestisce servizi essenziali per il territorio — scuole, strade, dissesto idrogeologico — e i suoi lavoratori denunciano condizioni che il segretario Paolo Magrì definisce "non più rinviabili". Chi garantisce la sicurezza degli edifici scolastici e la manutenzione delle strade chiede di essere riconosciuto, inquadrato, retribuito. L'azienda risponde con il silenzio.
Il meccanismo è quello classico dello sfruttamento dei servizi in appalto. La SCMC vince gare pubbliche per la manutenzione di scuole, strade e territorio. Il personale viene assunto con contratti part-time, ma di fatto lavora a tempo pieno — senza che il rapporto di lavoro venga adeguato. Gli addetti alla manutenzione degli edifici vengono inquadrati in categorie inferiori rispetto a quanto previsto dal Contratto collettivo nazionale Multiservizi. Le indennità per le mansioni effettivamente svolte — ordini di servizio, rischi professionali, straordinari — non vengono riconosciute. E ogni volta che i lavoratori chiedono un confronto, l'azienda tace. Il silenzio non è casuale: è la strategia. Più a lungo si rimanda, più il margine di profitto si mantiene alto. I lavoratori — quelli che tengono in piedi le scuole e le strade — diventano la variabile di costo da comprimere.
Chi paga il costo di questo silenzio non è solo il personale SCMC. Sono gli studenti che frequentano edifici scolastici la cui manutenzione è affidata a lavoratori demotivati e sottoinquadrati. Sono i cittadini che percorrono strade la cui viabilità è gestita da personale che non riceve le indennità per i rischi affrontati quotidianamente. Sono i contribuenti che finanziano appalti pubblici dove il costo del lavoro è la prima voce da tagliare per aumentare il margine dell'appaltatore. Il sindacato ha chiesto alla Prefettura di Catania la convocazione urgente del tavolo di conciliazione. Se non arriveranno risposte, lo sciopero è l'unica arma che resta a chi non ha altra voce.