I posti del personale Ata nelle scuole siciliane passano da 2.425 a 2.218: 207 in meno, meno 8,5%. I collaboratori scolastici scendono da 1.578 a 1.493, gli assistenti amministrativi da 509 a 432, gli assistenti tecnici da 305 a 293. Spariscono anche 33 posti di operatori agrari, guardarobieri, cuochi e infermieri.

Non sono aggiustamenti tecnici. È una riduzione generalizzata delle risorse professionali delle scuole siciliane, e lo dicono i sindacati con i numeri in mano: Adriano Rizza della Flc Cgil, Pietro Galati della Cisl Scuola, Claudio Parasporo della Uil Scuola Sicilia.

**Il meccanismo.**
Il taglio tocca tutte e nove le province. Messina perde 55 posti, passando da 460 a 405; Ragusa da 175 a 135, meno 23%; Siracusa da 210 a 183; Palermo da 500 a 475; Enna da 105 a 88; Caltanissetta da 120 a 105; Agrigento e Catania 11 posti ciascuna, Trapani 6. A livello nazionale sono stati tagliati 2.174 posti di collaboratore scolastico, e la Sicilia, dicono i sindacati, ha già pagato un prezzo pesante. Il meccanismo è sempre lo stesso: l'organico di diritto viene calcolato su parametri nazionali, e l'organico di fatto dovrebbe correggere le rigidità. Ma le assegnazioni per il 2026-2027 confermano la riduzione, e i sindacati chiedono un incontro urgente al direttore dell'Ufficio scolastico regionale per verificare le esigenze provincia per provincia e scuola per scuola.

**Le conseguenze per i deboli.**
Meno collaboratori significa plessi che restano chiusi o non sorvegliati, segreterie che non reggono gli adempimenti, laboratori che non funzionano. E significa, soprattutto, meno assistenza per gli alunni con disabilità, quelli che senza una figura dedicata non entrano nemmeno a scuola. Il sindacato lo dice senza giri di parole: meno alunni non significa meno lavoro. Gli edifici vanno aperti e presidiati, i laboratori vanno fatti funzionare, l'assistenza va assicurata. Chi perde sono i bambini delle famiglie che non possono permettersi altro che la scuola pubblica: gli stessi che in questa regione vedono i servizi assottigliarsi anno dopo anno, mentre la povertà educativa cresce e i dirigenti scolastici denunciano da soli fenomeni sociali sempre più complessi.

**La domanda.**
In una regione che perde studenti e denuncia la povertà educativa, chi ha deciso che il personale che tiene aperte le scuole fosse il primo a poter mancare?