Da oltre cinquant'anni il petrolchimico di Priolo è il cuore industriale della Sicilia orientale. Raffinazione, chimica, energia, logistica: un sistema integrato che dà lavoro a migliaia di persone. Oggi Eni, attraverso Versalis, annuncia una riorganizzazione che la Fiom definisce «il più grave processo di dismissione industriale degli ultimi decenni». Non è una ristrutturazione. È un abbandono.

Il segretario provinciale della Fiom, Antonio Recano, lo dice senza giri di parole: «L'abbandono della chimica di base da parte di Eni rischia di innescare un effetto domino capace di travolgere centinaia di imprese e migliaia di lavoratori».

Il meccanismo

Il sistema del petrolchimico è come una catena: raffinazione, chimica, energia, logistica, indotto. Ogni anello dipende dall'altro. Se Eni spezza l'anello della chimica di base, l'intera catena si sfalda. Il sindacato denuncia da mesi un progressivo indebolimento del polo: riduzione dei carichi di lavoro negli appalti, contrazione degli investimenti, perdita di commesse, crescente ricorso agli ammortizzatori sociali. Ogni passo è studiato: si riduce gradualmente la produzione, si abbandonano gli impianti, si dichiara la crisi. Poi si presenta la «transizione ecologica» come giustificazione. Ma la Fiom lo ribadisce: la transizione energetica deve passare attraverso nuovi impianti, innovazione, ricerca. Non attraverso la chiusura.

Le conseguenze per i deboli

Centinaia di imprese dell'indotto. Migliaia di lavoratori diretti e dell'appalto. Un intero territorio che dipende da quel polo. La Fiom chiede una Vertenza nazionale per il petrolchimico di Priolo. «Non vogliamo altri tavoli convocati per gestire le crisi — dice Recano — ma un progetto chiaro e vincolante che definisca il futuro del polo per i prossimi trent'anni». Trent'anni. Non tre mesi. Il tempo di una legislatura, non di una riunione. Intanto i lavoratori aspettano. Le famiglie aspettano. E l'aria intorno alla raffineria è sempre la stessa: odore di idrocarburi e di futuro incerto.

La domanda