Trecentotrenta lavoratori. Pfizer Catania annuncia 330 licenziamenti. Centinaia di famiglie davanti ai cancelli dello stabilimento farmaceutico, sotto il sole di luglio, a chiedere che qualcuno ascolti. Il presidio unitario dei sindacati — Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil, Ugl Chimici — ha occupato l'ingresso stamattina. Le richieste sono tre: bloccare i licenziamenti, attrarre nuovi investimenti, cacciare l'amministratore delegato Giuseppe Campobasso.
Non è una vertenza qualsiasi. È il segnale di un sistema dove le multinazionali incassano gli incentivi pubblici, svuotano i siti produttivi e lasciano ai lavoratori il conto. Pfizer a Catania produce farmaci. Potrebbe continuare a farlo. Il management ha scelto di non farlo.
Il meccanismo
Il metodo è collaudato. Si riducono gli investimenti. Si lasciano degradare gli impianti. Si tagliano le produzioni. Poi si presenta il conto: «Non siamo più competitivi». I sindacati lo dicono chiaro: «Ha svuotato il sito, non ha portato produzioni, non ha costruito prospettive e oggi presenta il conto ai lavoratori». Trecentotrenta famiglie pagano per le scelte di un management che ha fallito. Il ministero delle Imprese — il Mimit — ha convocato un tavolo per il 22 luglio. Ma un tavolo non ferma i licenziamenti. Ci vogliono investimenti. Ci vogliono decisioni. E servono prima che le famiglie restino senza stipendio.
Le conseguenze per i deboli
Trecentotrenta lavoratori non sono un numero. Sono operai, chimici, tecnici, impiegati. Sono persone che ogni giorno entravano in quello stabilimento per produrre farmaci che curano altri. La multinazionale — che nei bilanci globali registra profitti miliardari — decide che il sito di Catania non è più strategico. L'arcivescovo Luigi Renna è intervenuto: «Salvaguardare il capitale umano», ha detto. Parole che il management dovrebbe leggere due volte. Ma il capitale umano non compare nei bilanci annuali. Compare solo quando lo si licenzia. E a pagare sono i lavoratori, le loro famiglie, i loro figli. Mentre l'ad Campobasso resta al suo posto.