Il Piano Economico Finanziario della TARI di Agrigento doveva andare al voto entro il 31 luglio. Michele Sodano può contare su cinque consiglieri: non bastano per il numero legale. Nella diretta Facebook del 31 luglio il sindaco racconta di un accordo per portare in aula gli altri cinque. Poi il numero legale viene meno. Sono passati quindici giorni: nessun nome, nessun documento, nessun video.

L'accordo esiste quando serve a denunciare il tradimento. Diventa invisibile quando bisogna pronunciare i nomi. Una forma piuttosto creativa di trasparenza con omissis, da parte di un'amministrazione che della trasparenza ha fatto uno dei propri vessilli.

Il meccanismo

L'aritmetica è semplice: cinque più cinque. Servivano dieci consiglieri per la validità della seduta in seconda convocazione, e l'accordo evocato dal sindaco doveva garantirli. Fratelli d'Italia appare politicamente difficile, vista la tensione registrata in aula. Restano le aree riconducibili ai deputati Riccardo Gallo e Roberto Di Mauro, con i consiglieri a loro vicini, compreso Sollano. Report Sicilia non accusa nessuno: chiede al sindaco di dire con chi si era accordato, e se l'intesa garantiva soltanto la presenza in aula o anche cinque voti favorevoli.

Il vero protagonista scomparso, però, è il documento. Dopo il mancato voto si è parlato di circa 400 mila euro, di equilibrio finanziario, di programmazione compromessa, di servizi essenziali e persino degli ASACOM, l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione degli studenti con disabilità. La domanda è una: il provvedimento conteneva un emendamento destinato agli ASACOM, o l'aumento è stato raccontato alla città evocando un servizio delicato? Se il documento risolverebbe tutto, perché la scatola resta chiusa?

Le conseguenze per i deboli

Nel frattempo il Comune ha pubblicato le determine sulle indennità: il sindaco arriva a 6.273,89 euro lordi al mese, il vicesindaco a 4.705,42, presidente del Consiglio e assessori a 3.764,34, gettoni dei consiglieri alla misura massima. Somme previste dalla legge e in parte finanziate dalla Regione, certo. Ma se la situazione è tanto drammatica da evocare gli studenti disabili per far passare l'aumento, la domanda sulla politica che non riduce volontariamente le proprie indennità diventa inevitabile. Chi paga la TARI è il cittadino, e il cittadino aspetta da quindici giorni di sapere cosa conteneva il provvedimento che avrebbe deciso la sua bolletta.

La domanda