36 indagati. 22 misure di custodia cautelare in carcere. Un'inchiesta — «Oltre il Villaggio» — che ha svelato la gestione quotidiana dei fortini criminali del clan Cappello-Bonaccorsi a Catania. Due canali di distribuzione: le strade del Pigno e di viale Nitta, con pusher e vedette pagati a giornata, e il mercato della droga dentro le carceri siciliane, a prezzi triplicati. Tra gli indagati, un avvocato e un medico.
La mafia catanese non è un'organizzazione che si riunisce in segrete stanze fumose. È un'impresa che paga lo stipendio ai pusher come un'azienda qualsiasi, che compra sigarette e panini per i dipendenti, che gestisce un doppio canale: fuori e dentro le carceri. Con professionisti — avvocati e medici — al servizio del sistema.
**Il meccanismo.** Le carte dell'ordinanza firmata dal gip Dorotea Catena descrivono un sistema collaudato come un'impresa moderna. Da un lato, i fortini di strada: postazioni fisse nei quartieri del Pigno e di viale Nitta, dove i pusher vendono cocaina e marijuana. Un'attività ad altissimo rischio — tra controlli della polizia, conflitti tra vedette e faide tra clan per il controllo delle piazze — ma necessaria per tenere il dominio del territorio. Chi lavora nei fortini viene pagato a giornata, con turni che coprono l'intero arco della giornata. I costi di gestione sono alti: stipendi ai pusher, vedette, sigarette e panini per chi resta in postazione. Dall'altro, il business carcerario: la droga introdotta nelle prigioni siciliane e venduta ai detenuti a prezzi esponenzialmente più alti rispetto al mercato esterno. Un doppio canale che moltiplica i profitti e rende il clan resistente ai colpi della magistratura. E al centro della rete, professionisti che tradiscono il loro giuramento: l'avvocato Giancarlo Filippo Maria Puglisi, che usava il mandato difensivo come copertura per fare da corriere, e un medico, il cui nome emerge tra gli indagati. Le carte dell'ordinanza firmata dal gip Dorotea Catena descrivono un sistema collaudato. Da un lato, i fortini di strada: postazioni fisse dove i pusher vendono cocaina e marijuana. Un'attività ad altissimo rischio — tra controlli della polizia e faide tra clan — ma necessaria per tenere il controllo del territorio. Dall'altro, il business carcerario: la droga introdotta nelle prigioni e venduta ai detenuti a prezzi esponenzialmente più alti. Un doppio mercato che moltiplica i profitti. E al centro della rete, professionisti come l'avvocato Giancarlo Filippo Maria Puglisi, che usava il mandato difensivo come copertura per fare da corriere. E un medico, il cui nome emerge tra gli indagati.
**Le conseguenze per i deboli.** Le piazze di spaccio del Pigno e di viale Nitta non sono lontane dai quartieri popolari di Catania. Sono nei cortili dei palazzi di edilizia popolare, sotto gli occhi di bambini che giocano a pallone accanto ai pusher. La droga che il clan distribuisce entra nelle case, distrugge famiglie, alimenta la microcriminalità. I ragazzi che fanno da vedette — spesso minorenni, spesso in fuga dalla povertà e da famiglie disgregate — vengono pagati con pochi spiccioli mentre i boss contano i milioni. E dietro le sbarre, la droga continua a circolare, a dimostrazione che il carcere non è una soluzione quando il sistema criminale è più organizzato e più ricco dello Stato. Le piazze di spaccio del Pigno e di viale Nitta non sono lontane dai quartieri popolari di Catania. La droga entra nelle case, distrugge famiglie, alimenta la microcriminalità. I ragazzi che fanno da vedette per il clan — spesso minorenni, spesso in fuga dalla povertà — vengono pagati con pochi spiccioli mentre il boss conta i milioni. E dietro le sbarre, la droga continua a circolare, a dimostrazione che il carcere non è una soluzione quando il sistema criminale è più organizzato dello Stato.
**La domanda.** Se un avvocato e un medico — due professionisti che hanno giurato di servire la legge e la vita — finiscono al servizio del clan, cosa resta della fiducia dei cittadini nelle istituzioni? Se un avvocato e un medico prestano giuramento e servono il clan, cosa resta della fiducia nelle istituzioni?