Con la delibera di Giunta n. 115 del 13 agosto, il Comune di Agrigento ha approvato in via d'urgenza una variazione al bilancio di gestione provvisoria 2026 di 1.226.031,22 euro: la quota non ancora impegnata del contributo straordinario di 1.400.000 euro assegnato dalla Regione Siciliana il 19 dicembre 2023 per i lavori di riqualificazione dell'area di Porta di Ponte.

Dal decreto regionale alla delibera di Ferragosto sono passati quasi trentadue mesi. Nel mezzo, una mail del 19 maggio 2025 con cui l'allora assessore ai Lavori pubblici chiedeva la stessa variazione d'urgenza, per lo stesso identico importo. Non se ne fece nulla: sono passati 451 giorni.

Il meccanismo

Il perché è scritto nell'atto, in una riga che pesa più di molti comunicati: per il notevole carico di lavoro degli uffici non è stato possibile procedere all'avvio del procedimento di gara. Tradotto: l'ente non ha avuto le persone per bandire una gara su un'opera già progettata, già autorizzata dalla Soprintendenza e già finanziata. Il contesto lo ha fornito lo stesso sindaco Michele Sodano: Agrigento ha circa un terzo del personale che dovrebbe avere, con una sequenza di pensionamenti alle porte e nessuna programmazione di assunzioni alle spalle.

I segni del collasso sono negli atti. Il Settore VI, quello dei Lavori pubblici, è retto ad interim dall'ingegnere Alberto Avenia: il settore che dovrebbe bandire la gara è retto per supplenza. I pareri di regolarità tecnica e contabile portano entrambi la firma del dirigente del Settore IV, Giovanni Mantione: quando l'organico si assottiglia, i controlli si concentrano nelle stesse mani. E la richiesta urgente del 6 marzo viaggiava ancora su carta intestata «Agrigento 2025 Capitale Italiana della Cultura».

Le conseguenze per i deboli

Ora la clessidra è corta. La variazione è stata adottata dalla Giunta in deroga ai sensi dell'articolo 5 della legge regionale 13/2021, norma transitoria prorogata solo fino al 2026, e deve essere ratificata dal Consiglio comunale a pena di decadenza entro sessanta giorni: il 12 ottobre. Senza ratifica, il milione e 226 mila euro torna a essere una posta priva di copertura, con il danno all'ente per il mancato utilizzo del contributo regionale evocato dall'atto stesso. A pagare è la città: un'area pubblica che resta com'è, un finanziamento stanziato e non speso. Chi ci guadagna è il sistema che scarica sui cittadini l'inefficienza, mentre i fondi promessi tornano indietro e nessuno risponde.

La domanda