**Alla vigilia di Ferragosto, nel pieno della stagione turistica, davanti al Palazzo dei Filippini di Agrigento i visitatori trovano un cancello chiuso.** L'edificio ospita la Pinacoteca comunale e un patrimonio che dovrebbe rappresentare non soltanto cultura, ma anche una possibile risorsa economica per una città in difficoltà finanziaria. Nessuna apertura straordinaria, nessuna comunicazione. Il dubbio che la stampa locale mette sul tavolo è preciso: è un problema di personale, di organizzazione, di costi? Esiste un progetto dell'amministrazione Sodano per il Palazzo?

Il sospetto è un percorso già visto: il servizio pubblico viene ridotto un pezzo alla volta, il bene diventa sempre meno fruibile, e alla fine il privato viene presentato come l'unica soluzione possibile. Prima lo indeboliscono, poi lo affidano.

Il meccanismo

Il depotenziamento della gestione pubblica non avviene con un atto solo. Avviene con le aperture che diminuiscono, il personale che non viene sostituito, la manutenzione che slitta. Ogni passo è giustificabile da solo. Il risultato, dopo anni, è un patrimonio comunale che non rende e un'amministrazione che dichiara di non farcela più. A quel punto l'esternalizzazione non è una scelta: è una conseguenza. Agrigento, città con un patrimonio archeologico tra i più ricchi del mondo, si ritrova con i suoi contenitori chiusi nel mese in cui i turisti ci sono. E la domanda arriva prima che le decisioni vengano presentate come inevitabili: il depotenziamento è un destino o un progetto?

Le conseguenze per i deboli

Il danno è culturale ed economico insieme. La Pinacoteca chiusa non attira visitatori, non crea lavoro, non porta indotto nel centro storico che i turisti attraversano in alta stagione. Il commerciante che aspetta quei visitatori, il giovane che cerca un impiego nella gestione dei beni culturali, il cittadino che vede la propria storia chiusa a chiave: tutti pagano il conto di una gestione che si lascia morire. Il centro storico resta attraversato dai turisti in alta stagione, mentre i suoi contenitori restano chiusi. E quando il privato entrerà, i posti di lavoro saranno precari e i ricavi partiranno per altre destinazioni.

La domanda