Il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha riconosciuto alla Regione Siciliana i requisiti per superare il limite del «De Minimis». L'assessore all'Economia Alessandro Dagnino parla di «risultato significativo e dalla forte portata innovativa». Con lui il presidente Schifani: «Nuova fase per la promozione della crescita dell'economia siciliana».
Finalmente, dopo ottanta anni di Statuto speciale, la Sicilia potrà erogare contributi alle imprese senza il timore di un'infrazione europea. «Non si tratta di una deroga — precisa Dagnino — ma della corretta applicazione dei principi elaborati dalla giurisprudenza europea». Tradotto: ciò che la Regione avrebbe sempre potuto fare, oggi le viene riconosciuto. Un passo avanti, certo. Ma per chi?
**Il meccanismo.** Il regime De Minimis impediva alla Regione di concedere aiuti alle imprese oltre una certa soglia — 300mila euro in tre anni — pena l'accusa di violare le regole sulla concorrenza. Un limite che, per una regione con il tasso di disoccupazione più alto d'Italia, era una gabbia. Il parere del CGA — che si richiama ai casi giurisprudenziali «Azzorre» e «Paesi Baschi» — apre la strada a misure regionali che non siano considerate aiuti di Stato perché adottate nell'esercizio dell'autonomia finanziaria garantita dallo Statuto speciale. «A ottant'anni dall'approvazione dello Statuto», ricorda Dagnino. Ottanta anni per ottenere ciò che la Costituzione e lo Statuto già prevedevano. In teoria, la Sicilia potrà sostenere gli investimenti, l'occupazione, la competitività con più libertà. In teoria. Perché il punto non è la libertà di erogare fondi. Il punto è chi decide, come, e per chi. Il regime De Minimis impediva alla Regione di concedere aiuti alle imprese oltre una certa soglia, pena l'accusa di violare le regole sulla concorrenza. Il parere del CGA — che si richiama ai casi giurisprudenziali «Azzorre» e «Paesi Baschi» — apre la strada a misure regionali che non siano considerate aiuti di Stato. In teoria, la Sicilia potrà sostenere gli investimenti, l'occupazione, la competitività con più libertà. In teoria. Perché il punto non è la libertà di erogare fondi. Il punto è chi decide come spenderli, e per chi.
**Le conseguenze per i deboli.** Dagnino parla di «sostenere gli investimenti, l'occupazione e la competitività». Parole che in Sicilia abbiamo già sentito mille volte. Il rischio concreto — e la storia delle partecipate siciliane lo dimostra — è che il superamento del De Minimis diventi un nuovo canale per alimentare il sistema delle nomine, delle consulenze facili, dei finanziamenti a pioggia. Mentre cinquantamila piccole imprese ambulanti chiudono i battenti e i giovani continuano a emigrare, la Regione celebra un'autonomia finanziaria che potrebbe tradursi nell'ennesima partita tra potenti seduti allo stesso tavolo. Dagnino parla di «sostenere gli investimenti, l'occupazione e la competitività». Parole che in Sicilia abbiamo già sentito mille volte. Il rischio concreto è che il superamento del De Minimis diventi un nuovo canale per alimentare il sistema delle partecipate, delle nomine, dei finanziamenti a pioggia. Mentre cinquantamila imprese ambulanti chiudono i battenti, la Regione celebra un'«autonomia finanziaria» che potrebbe tradursi nell'ennesima partita tra potenti. I piccoli, quelli che non hanno accesso ai tavoli che contano, restano a guardare.
**La domanda.** Il CGA ha aperto una porta: ma entreranno prima i disoccupati che aspettano un lavoro o il sistema di potere che da ottanta anni gestisce i fondi come feudi personali? Il CGA ha aperto una porta. Ma chi la varcherà per primo: i cittadini che aspettano lavoro o il sistema di potere che aspetta solo nuovi fondi da gestire?