**Ismaele La Vardera è sotto scorta. Denuncia da mesi ciò che accade sulla spiaggia di Mondello: occupazioni del demanio, scarichi, concessioni. Ora la società Italo Belga, che gestisce stabilimenti nella borgata, chiede un Daspo per tenerlo lontano.** I deputati regionali di Controcorrente Jose Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro hanno preso posizione: «un attacco dalle linee intimidatorie». Il riferimento è a un tentativo di divieto di avvicinamento a Mondello.
Il concessionario privato chiede allo Stato di allontanare dalla spiaggia pubblica il parlamentare che la denuncia. Chi occupa il bene di tutti prova a trattare il pubblico come un intruso.
Il meccanismo
La Vardera ha presentato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo per la spiaggia di Mondello. Ha denunciato uno scarico sotto l'ex Charleston. Ha raccolto le proteste dei cittadini. A ogni denuncia è arrivata una risposta: prima le minacce, poi gli adesivi anonimi, ora la richiesta di Daspo. Il percorso non cambia mai. Chi detiene una concessione sul demanio usa gli strumenti del diritto per silenziare chi ne contesta l'uso. Il Daspo, misura nata per la sicurezza urbana, diventa un'arma contro un deputato che esercita le sue funzioni. I tre colleghi lo dicono senza giri di parole: chi è sottoposto a regime di sicurezza non lo è per capriccio, ma su disposizione degli organi di polizia. E non per questo, aggiungono, deve smettere di vivere la sua vita: sostare a Mondello, quando e dove vuole, fa parte di essa.
Le conseguenze per i deboli
La posta in gioco non è il prestigio di un deputato. È la spiaggia pubblica di una città. Se chi denuncia viene allontanato, il messaggio arriva a tutti: denunciare costa. Il cittadino che vede lo stabilimento avanzare sulla battigia impara che le regole le scrive chi ha il capitale, non chi ha il diritto. Nel frattempo il demanio continua a restringersi, gli scarichi continuano a finire in mare, e la stagione turistica trasforma il litorale in un conto che pagano i residenti. I deputati di Controcorrente lo ricordano con una formula netta: ambiente e salute pubblica sono beni collettivi che non possono essere barattati con le ragioni di alcun interesse privato.