**Frane, erosione delle coste, acque piovane che non defluiscono. Il deputato regionale Luigi Salvaggio ha portato il dissesto dell'Agrigentino davanti a Sergio Tumminello, soggetto attuatore dell'Ufficio del Commissario di Governo per il contrasto del dissesto idrogeologico nella Regione Siciliana.** Tredici comuni nel primo monitoraggio: Canicattì, Naro, Favara, Racalmuto, Ravanusa, Campobello di Licata, Licata, Palma di Montechiaro, Agrigento, Aragona, Castrofilippo e Grotte, oltre alle aree circostanti.
Il dissesto non è una fatalità meteorologica. È la somma di decenni di mancata manutenzione, di interventi arrivati solo dopo l'emergenza, di territori lasciati senza opere di prevenzione. Il maltempo è la scusa. Il sistema è il ritardo.
Il meccanismo
Le criticità indicate da Salvaggio non sono tutte uguali. In alcune aree la priorità è il consolidamento dei versanti, probabilmente l'intervento più necessario. Il terreno dell'Agrigentino è una delle zone d'Italia più esposte al dissesto: colline argillose, coste battute dal mare, centri storici costruiti sui crinali. Ogni pioggia intensa riapre le stesse ferite, e ogni emergenza ripropone la stessa domanda: perché gli interventi arrivano sempre dopo, mai prima? C'è poi la protezione delle coste lungo il litorale che da Menfi arriva a Palma di Montechiaro e Licata. E la gestione delle acque meteoriche, con canali di gronda e vasche di laminazione, indicata per Canicattì e Favara ma potenzialmente necessaria altrove. Tumminello ha aperto al confronto: disponibilità a individuare interventi di mitigazione nell'ambito delle competenze dell'Ufficio. Il comunicato è del 13 agosto.
Il passaggio successivo annunciato è il coinvolgimento dei sindaci. La sequenza è quella nota: ricognizione, incontri, monitoraggi. Poi arriva la fase difficile, quella che separa le intenzioni dai cantieri: tradurre le segnalazioni in opere realmente cantierabili.
Le conseguenze per i deboli
Il dissesto non è un problema paesaggistico: sono strade che si chiudono, attività produttive che si fermano, cittadini che convivono con il rischio. Chi abita nei comuni dell'elenco paga due volte: prima il danno, poi l'attesa della riparazione. La logica degli interventi post-emergenza è la più costosa che esista, e la più comoda per chi governa: permette di annunciare, mai di prevenire. I fondi per il dissesto esistono, i commissari esistono, gli uffici esistono. Quello che manca è la continuità: un territorio messo in sicurezza si misura in cantieri chiusi, non in incontri tenuti. Salvaggio parla di programmazione di opere strutturali. È la parola giusta. Resta da vedere se diventerà un calendario di lavori o un'altra dichiarazione di intenti.