**Nella notte tra il 12 e il 13 agosto un incendio ha colpito la riserva naturale di Fiumefreddo di Sicilia.** Le fiamme hanno interessato il tetto di due piccoli edifici a un piano, lungo la provinciale 71-I: un tempo erano gli uffici del centro visite della riserva. Risultavano chiusi e inutilizzati dal 2021.
Una riserva naturale è un bene comune. Il suo centro visite è la porta d'ingresso: chiusa da cinque anni, lasciata lì, e ora brucia. L'abbandono non è un dettaglio di manutenzione. È la prima fase di ogni degrado, e il rogo è la fase finale.
Il meccanismo
I vigili del fuoco del comando provinciale di Catania, con la squadra del distaccamento di Riposto, hanno lavorato per ore tra spegnimento e messa in sicurezza dell'area. I locali sono stati inibiti alla fruizione, in attesa degli accertamenti sulle condizioni di sicurezza e sull'entità dei danni. Le cause dell'incendio sono in corso di accertamento.
La sequenza è quella che la Sicilia conosce bene: la struttura pubblica chiude, smette di essere custodita, diventa un bersaglio. Un edificio abbandonato in un'area protetta non è un rudere innocuo: è un deposito di rischio in mezzo al patrimonio naturale, in piena estate, in una regione che brucia ogni anno. Il centro visite era il luogo dove la riserva accoglieva i visitatori, spiegava il papiro, le specie protette, i sentieri. Dal 2021 quel luogo non accoglie più nessuno: è rimasto lì, con il tetto che prima o poi qualcuno o qualcosa avrebbe toccato.
Le conseguenze per i deboli
A perdere è chi usa la riserva: i cittadini di Fiumefreddo, i turisti, le associazioni, le generazioni che dovrebbero imparare a conoscere un'area naturale protetta. Il centro visite era il punto dove la riserva spiegava se stessa. Chiuso, dimenticato, incendiato. Il tetto bruciato è la parte visibile. Il messaggio che il pubblico manda, abbandonando ciò che è di tutti, pesa di più. I vigili del fuoco hanno lavorato per ore, i locali sono stati inibiti alla fruizione, le cause restano da accertare. Ma la causa profonda è già scritta nella storia dell'edificio: cinque anni di chiusura sono la migliore premessa per un rogo.