**Quattro comuni alle pendici dell'Etna hanno presentato un esposto alla procura di Catania contro Acoset spa, il gestore dell'acqua potabile. Lo studio legale Lipera chiede di «accertare le responsabilità connesse ai gravi e reiterati disservizi».** Nicolosi, Pedara, Trecastagni e Mascalucia denunciano quello che sanno da anni: «con l'arrivo della stagione estiva l'erogazione nelle zone periferiche viene progressivamente ridotta sino, in alcuni periodi, a cessare del tutto». Quest'anno è peggio: dal mese di giugno il servizio sarebbe stato «fortemente discontinuo, con giornate nelle quali l'acqua sarebbe stata disponibile soltanto per poche ore». L'esposto è stato inviato anche all'Arera e alle amministrazioni comunali interessate.
L'acqua è un servizio pubblico essenziale, lo dice la legge e lo ripetono gli avvocati. Eppure ogni estate, nei comuni etnei, il rubinetto diventa una variabile di gestione: si chiude alle periferie, si lascia aperto altrove.
**Il meccanismo.**
Il gestore unico riduce l'erogazione a zone intere mentre «altre aree continuano a essere regolarmente servite». I cittadini chiedono di «verificare l'eventuale sussistenza di responsabilità anche penali in relazione alla reiterata interruzione di un servizio pubblico essenziale» e dichiarano la volontà di costituirsi parte civile nell'eventuale procedimento. Gli avvocati Giuseppe e Alessandro Lipera sono espliciti: «L'acqua è un servizio pubblico essenziale e un bene assolutamente primario, e non è per niente accettabile che intere zone del territorio possano rimanere prive d'acqua per periodi prolungati». La domanda che l'esposto mette nero su bianco è semplice: chi controlla Acoset, e perché il taglio colpisce sempre le stesse zone?
**Le conseguenze per i deboli.**
Senza acqua, ad agosto, sul vulcano: chi non ha una cisterna privata, chi non può comprare l'acqua a caro prezzo, chi torna dal lavoro e trova il rubinetto muto. Le «zone periferiche» sono quelle dove la rete è più vecchia e le famiglie più fragili: le frazioni in collina, le contrade lontane dal centro, i quartieri dove nessun giornale arriva prima che l'acqua manchi. Il diritto all'acqua, bene primario, si trasforma in privilegio di zona: c'è chi apre il rubinetto e chi aspetta l'autobotte. Ogni estate la stessa storia, ormai da anni.
**La domanda.**
Quanti esposti servono perché un servizio essenziale smetta di essere un privilegio di zona?