5.874 attività ambulanti hanno chiuso in Sicilia tra il 2022 e il 2025. Il saldo tra aperture e chiusure è negativo per 2.811 imprese. È l'Osservatorio nazionale del commercio a certificarlo. Confimprese Sicilia ha scritto all'assessore regionale alle Attività Produttive, Edy Tamajo, chiedendo un confronto. «Questi non sono numeri, sono famiglie», dice il coordinatore Giovanni Felice.
Il commercio ambulante in Sicilia non è un residuo folkloristico. È la spina dorsale dell'economia popolare dell'Isola. Migliaia di famiglie che vivono di un banco al mercato, di un furgone parcheggiato in piazza, di una licenza tramandata da generazioni. E sta sparendo. Sotto silenzio.
**Il meccanismo.** Cambiano le abitudini di consumo. Cresce l'e-commerce. I centri commerciali extraurbani moltiplicano l'offerta. La distribuzione commerciale si evolve in forme che il mercato rionale non può competere. L'assessore Tamajo lo sa. La Regione lo sa. Il governo Schifani lo sa. I dati dell'Osservatorio nazionale del commercio sono pubblici, chiari, inconfutabili: 5.874 cessazioni in quattro anni. Una media di quasi quattro attività al giorno che abbassano la saracinesca. Confimprese chiede «una strategia organica capace di governare il cambiamento». Non soldi, non sussidi, non assistenzialismo. Una strategia. La Regione non risponde. Perché il commercio ambulante non fa notizia. Non fa voto. Non fa potere. I bancherelli non hanno lobbisti a Bruxelles, non hanno uffici stampa, non hanno rappresentanti nei saloni del potere. Hanno solo famiglie che aspettano un segnale che non arriva. Cambiano le abitudini di consumo. Cresce l'e-commerce. La distribuzione commerciale si evolve. L'assessore Tamajo lo sa. La Regione lo sa. Il governo Schifani lo sa. Ma davanti a un'emorragia di quasi seimila attività in quattro anni — uno stillicidio di quattro chiusure al giorno — l'unica risposta è il silenzio. Confimprese chiede «una strategia organica capace di governare il cambiamento». Non soldi. Una strategia. La Regione non risponde. Perché il commercio ambulante non fa notizia. Non fa voto. Non fa potere. I bancherelli non hanno lobbisti a Bruxelles. Hanno solo famiglie che aspettano.
**Le conseguenze per i deboli.** Ogni banco chiuso è un padre o una madre che non porta più lo stipendio a casa. È un giovane che rinuncia a rilevare l'attività del padre. È un quartiere che perde un punto di aggregazione. È la Sicilia dei mercati rionali che si svuota mentre Amazon riempie i magazzini al Nord. «Dietro ogni attività che chiude ci sono imprenditori, famiglie e territori che perdono una parte importante della propria economia», dice Felice. Parole che restano sospese nell'aria, senza risposta.
**La domanda.** Mentre la Regione celebra il superamento del De Minimis per attrarre grandi investimenti e l'assessore Dagnino parla di «nuova fase per la crescita», chi si occupa dei cinquemila piccoli che non ce l'hanno fatta e dei duemila che chiuderanno l'anno prossimo? Mentre la Regione celebra il superamento del De Minimis per attrarre grandi investimenti, chi si occupa dei cinquemila piccoli che non ce l'hanno fatta?