Le trenta dighe siciliane funzionanti, su quarantacinque esistenti, contenevano 566,78 milioni di metri cubi d'acqua al primo luglio. Un mese prima erano 607,49. In trenta giorni l'isola ha perso 40,71 milioni di metri cubi, il 6,7 per cento del totale. I dati sono dell'Autorità di bacino del distretto idrografico della Sicilia: colpa dei consumi e dell'evaporazione, con il grande caldo che tiene da giugno.
La finta buona notizia è il confronto con il 2025: negli invasi c'è il 59 per cento di acqua in più. Ma i volumi pubblicati sono lordi. I sedimenti accumulati sul fondo riducono la risorsa disponibile di almeno 150 milioni di metri cubi. L'acqua che la Sicilia crede di avere, in parte non esiste.
**Il meccanismo.**
Quattro dighe sono quasi vuote: Comunelli, Disueri, Gammauta e Gorgo Lago. Otto sono piene a meno della metà. Pozzillo ha perso da sola 17,57 milioni di metri cubi in un mese, passando da 52,06 a 34,49. Ancipa è scesa sotto il livello del luglio 2025. Piana degli Albanesi ne aveva 18,13 su 32,8 di capacità, Rosamarina 63,01 su 100, Poma 58,96 su 72,5.
Quindici invasi su quarantacinque non funzionano. I bacini non vengono dragati, i fanghi rubano spazio all'acqua, e la manutenzione non entra nei bilanci. Ogni estate la Sicilia scopre di avere meno acqua di quanta ne credesse: i numeri ufficiali la dicono più ricca, la realtà più povera. Il quadro vale per i grandi invasi: trenta dighe funzionanti su quarantacinque, otto sotto la metà della capacità, quattro ormai vuote. L'acqua manca non solo per la siccità: manca perché le infrastrutture che dovrebbero conservarla non vengono mantenute.
**Le conseguenze per i deboli.**
L'acqua che evapora e quella che i sedimenti imprigionano sono gli stessi metri cubi che mancano ai rubinetti di Agrigento, alle campagne, agli allevamenti. La risposta è sempre la stessa: autobotti e stato di emergenza, il servizio sostitutivo dell'acqua pubblica. Chi paga la differenza sono i cittadini che comprano l'acqua in bottiglia, gli agricoltori che vedono seccare i raccolti, i comuni che razionano. Sono gli stessi territori che quest'anno hanno visto le autobotti davanti alle case: l'Agrigentino, i comuni dell'Etna, Siracusa.
L'estate del 2026 arriva con gli invasi più pieni dell'anno scorso e la solita sete. La matematica dell'emergenza conta l'acqua che c'è, non quella che manca.
**La domanda.**
Quanto costerebbe dragare i bacini, riparare le condotte, riattivare le quindici dighe ferme, rispetto a un'altra estate di autobotti?