Il 21 luglio, nella stiva della nave Amisos, sono morti due marittimi turchi. Il mercantile, battente bandiera maltese, era fermo da settimane nel porto di Trapani. L'autopsia disposta dalla procura di Marsala ha dato le prime risposte: intossicazione da monossido di carbonio.

Un uomo entra in una stiva per un controllo e muore. Il collega scende per soccorrerlo e muore con lui. Non è un incidente isolato. Il lavoro sul mare viene pagato, in tutto il mondo, con la vita degli ultimi.

**Il meccanismo.**
La nave era partita dalla Germania, diretta in Turchia, con un carico di pneumatici triturati. La gomma tritata, in un ambiente chiuso, fermenta e brucia lentamente: produce monossido di carbonio, un gas invisibile che uccide senza avvisare. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, uno dei due uomini è entrato nella stiva per alcuni controlli e ha accusato un malore. L'altro è andato a soccorrerlo e ha respirato la stessa aria contaminata. Nessuno dei due è riuscito a uscire dalla stiva.

L'allarme è partito in acque internazionali. La capitaneria di porto di Mazara del Vallo ha ricevuto la segnalazione e due motovedette della Guardia costiera hanno raggiunto l'imbarcazione. Troppo tardi. La nave è sotto sequestro nel porto di Trapani e gli atti saranno trasmessi alle autorità giudiziarie maltesi: la bandiera decide quale giustizia si occupa della morte.

**Le conseguenze per i deboli.**
Due famiglie in Turchia aspettano un corpo e una verità. Il marittimo è la figura più invisibile del lavoro moderno: imbarcato sotto bandiera straniera, con contratti che sfuggono ai controlli, vive in una zona franca giuridica dove la sicurezza è un costo da risparmiare. Una stiva senza rilevatori di gas, un carico pericoloso, nessuna procedura che impedisca l'ingresso: ogni anello di quella catena è stato scelto da qualcuno che risparmiava.

Le morti in mare non entrano nelle statistiche delle morti bianche. Non hanno un cantiere, non hanno un cartello. Hanno solo una bandiera di comodo e un'assicurazione che paga.

**La domanda.**
Chi ha autorizzato l'ingresso in quella stiva? E quante altre navi, ferme nei porti italiani con equipaggi ridotti e carichi sospetti, aspettano la stessa fine?