Un mutuo da 2 milioni 255 mila euro, da ripagare in vent'anni, usato come collante di una maggioranza più larga di quella che si è presentata alle urne. Il Consiglio comunale di Siracusa ha approvato l'assestamento di bilancio con 19 voti favorevoli, 3 contrari e 5 astenuti. A firmare gli emendamenti, insieme alla giunta del sindaco Francesco Italia, anche Forza Italia e la lista Insieme, che in maggioranza non ci sono.

Il mutuo ventennale non sta nei numeri di bilancio come una voce qualunque: è il meccanismo con cui una città compra i suoi equilibri politici. I soldi si spartiscono, il debito si paga per vent'anni. I consiglieri del Pd parlano di “manuale Cencelli” e di “politica di prebende e di corto raggio”.

Il meccanismo

Il prestito, reso possibile dall'estinzione di mutui accesi nel 2005, ha finanziato la gran parte dei 28 emendamenti approvati in aula. Sotto la cifra tecnica c'è un passaggio politico: il gruppo di Forza Italia e quello di Insieme hanno sottoscritto le proposte, certificando una convergenza che va oltre la maggioranza formale. L'emendamento da 240 mila euro per via Luigi Monti e piazza San Francesco porta le firme di Leandro Marino, di Forza Italia, del presidente del Consiglio Alessandro Di Mauro, dell'Mpa, e di Rabbito, in quota Insieme.

Il tutto mentre all'orizzonte c'è un rimpasto di giunta. La ricomposizione delle fratture interne di Forza Italia e la disponibilità a votare con la maggioranza sugli emendamenti a effetto immediato assomigliano a un messaggio al sindaco più che a un atto di ordinaria amministrazione. Il Pd, con Massimo Milazzo, Sara Zappulla e Angelo Greco, unico gruppo a votare no, parla di sindaco che «ha gettato la maschera».

Le conseguenze per i deboli

I siracusani pagheranno questo mutuo per i prossimi vent'anni. Nel frattempo la città è all'ultimo posto in Italia per rapporto tra abitanti e alberi piantati, e per il verde pubblico si stanziano 100 mila euro. Gli interventi a pioggia finanziati col debito non risolvono i problemi: li spostano avanti nel tempo, sulle spalle di chi verrà dopo.

La domanda