Si è insediato questa mattina il nuovo commissario straordinario dell'Asp di Agrigento, Alessandro Delle Donne. Ad accoglierlo alla Cittadella della Salute, il direttore generale facente funzioni Raffaele Elia e il direttore amministrativo Ersilia Riggi. A nominarlo, l'assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, ringraziato pubblicamente dal neo commissario.

La sanità pubblica agrigentina ricomincia da un avvocato cassazionista arrivato dalla Puglia, con vent'anni di direzioni aziendali alle spalle e le stesse promesse di sempre: trasparenza, efficienza, tempi di attesa ridotti. La domanda che pochi si pongono è un'altra: perché un'azienda sanitaria deve essere governata da un commissario?

Il meccanismo

Delle Donne ha guidato l'IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, l'ASL Barletta-Andria-Trani, il Policlinico di Bari. Ora parla di PNRR, di Case della Comunità, di telemedicina, di «conservazione degli atti validi ed efficaci». Il copione è collaudato: arriva il commissario, elenca le priorità, promette di trasformare gli investimenti in servizi migliori.

Il sistema funziona così: le nomine si decidono a Palermo, negli uffici dell'assessorato. I manager arrivano dall'esterno, spesso da altre regioni. Le strutture restano. I pazienti restano. E quando il ciclo si chiude, arriva il commissario successivo con un nuovo curriculum e le stesse parole. Delle Donne parla di conservazione degli atti validi ed efficaci: è la frase di chi sa che il lavoro vero è mettere ordine in quello che ha trovato, non costruire qualcosa di nuovo.

Le conseguenze per i deboli

Chi aspetta un esame, chi ha un parente in lista d'attesa, chi vive in un paese dell'entroterra agrigentino dove i servizi territoriali sono promesse sulla carta: per loro il commissario è un nome sui giornali. Nel frattempo la rete ospedaliera va tenuta in piedi, la prevenzione va finanziata, le assunzioni vanno fatte. Non con i discorsi: con i fatti.

C'è poi il costo delle attese. Ogni avvicendamento al vertice porta con sé mesi di riorganizzazione, atti da salvare, equilibri da ricostruire. Gli ospedali del territorio intanto continuano a lavorare con gli stessi organici, le stesse liste d'attesa, gli stessi pazienti che aspettano un esame o un intervento. Il tempo passa, la sanità agrigentina aspetta.

La domanda