La Procura di Messina ha ricostruito una rete “ombra” dentro le commesse del Consorzio Autostrade Siciliane. A gestirla, secondo gli investigatori, Francesco Scirocco, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa e considerato «a disposizione» dei clan di Barcellona Pozzo di Gotto.
L'ennesima infiltrazione in un cantiere sarebbe già una notizia. Qui c'è di più: un uomo condannato in via definitiva per concorso esterno ha potuto rientrare dalla porta di servizio in appalti pubblici milionari, sulle gallerie e sui cavalcavia della Messina-Catania e della Messina-Palermo.
Il meccanismo
Le imprese formalmente in regola vincevano i bandi del CAS. Poi affidavano illecitamente lavori, uomini e mezzi a una struttura imprenditoriale parallela, sotto la supervisione di Scirocco. Nelle gallerie sono comparsi impianti di illuminazione non conformi al capitolato. Sui cavalcavia, impermeabilizzanti scadenti, non accettati dalla direzione dei lavori.
Il Consorzio si difende: dice di essersi accorto per tempo, di aver risolto per inadempimento l'appalto per l'illuminazione delle gallerie della A18 e della A20, di aver contestato gravi inadempienze all'impresa dei cavalcavia. Ma se le anomalie erano state individuate, chi controllava uomini, mezzi e subappalti? Come ha potuto operare una rete “ombra” dentro commesse così delicate?
C'è poi il silenzio di chi di solito grida. Nessuno dei moralizzatori ha chiesto sospensioni o audizioni. La Commissione Antimafia regionale, che nella sua ultima relazione mette in fila 47 sedute e 45 audizioni, ha ammesso di inseguire l'emergenza giudiziaria invece di prevenirla.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga la rete ombra sono i siciliani che ogni giorno percorrono quelle autostrade. Un'illuminazione non a norma dentro una galleria non è un dettaglio contabile: è il punto dove un'auto si ferma nel buio. Un impermeabilizzante scadente su un cavalcavia è il punto dove il cemento si apre. I lavori pagati con soldi pubblici producono opere pubbliche costruite da chi non doveva costruirle, mentre le imprese oneste restano fuori.
E c'è un secondo conto, quello dell'antimafia a corrente alternata. Per alcuni casi le reazioni sono immediate. Per il CAS, il silenzio. Se l'antimafia si accende soltanto quando il bersaglio è politicamente conveniente, non è antimafia. È propaganda.