Martedì 11 agosto 2026, alle 9.30, una corona di fiori sarà deposta sulla targa dedicata al professor Paolo Giaccone, al vialetto lato pineta dell'ospedale Umberto I di Siracusa. È il 44° anniversario del suo assassinio mafioso. La cerimonia, organizzata dall'Avis e dall'Asp di Siracusa, ricorda il medico legale palermitano ucciso dalla mafia per il suo impegno professionale e per il rifiuto di piegare il proprio operato a interessi criminali.
Quarantaquattro anni dopo, la memoria di un medico che disse no si celebra in un ospedale. Il luogo non è casuale: Giaccone fu ucciso perché la sua scienza non si comprava. La sua storia è la prova che, in Sicilia, il conflitto tra verità e potere passa anche dalle autopsie, dalle perizie, dai certificati: dai luoghi dove la parola di un professionista vale più della pressione di un clan.
**Il meccanismo.**
Il sistema che uccise Giaccone è lo stesso che oggi, sotto altre forme, continua a chiedere ai professionisti di piegarsi: firmare un referto comodo, certificare ciò che non è, tacere ciò che si è visto. La mafia del 1982 aveva bisogno di medici complici per insabbiare le prove dei suoi delitti. Il rifiuto di Giaccone fu una condanna a morte: la sua colpa fu fare il proprio lavoro fino in fondo, senza sconti per nessuno.
La cerimonia dell'11 agosto, con le autorità civili, militari e religiose invitate, è il rito con cui la città riafferma che quel no non è stato vano. Ma la memoria, da sola, non basta: si misura nei comportamenti di chi ogni giorno lavora negli ospedali, nei tribunali, negli uffici pubblici, e sceglie da che parte stare.
**Le conseguenze per i deboli.**
Chi perde quando i professionisti si piegano sono i cittadini: la verità negata, la giustizia tradita, la salute trasformata in merce. Chi vince è chi ha bisogno dell'oscurità per continuare a comandare. La figura di Giaccone, medico legale che mise la scienza al servizio della giustizia, ricorda che la lotta alla mafia passa anche dai camici bianchi.
**La domanda.**
Quanti medici, oggi, in Sicilia, resistono ancora alla pressione di firmare ciò che non è vero? E chi li protegge, quando il prezzo del coraggio è lo stesso che pagò Paolo Giaccone?