Il piano di riconversione di Versalis a Priolo vale 2,5 miliardi di euro, oltre un miliardo in più della previsione iniziale. Il completamento della bioraffineria è atteso entro fine 2028, con 500mila tonnellate l'anno di biocarburanti. Eppure la Cgil del Settore Industria di Siracusa, il 10 agosto, rompe il coro: «Le dichiarazioni di soddisfazione espresse dalla Regione e da alcune organizzazioni sindacali non possono sostituire la verifica concreta dei fatti».

Il nodo non è il piano, sono i criteri. Non sono stati resi noti gli affidamenti, né le imprese coinvolte nella realizzazione dei nuovi impianti. È lo stesso schema del decommissioning del cracking, quando «una parte significativa delle attività è stata affidata ad aziende esterne, escludendo molte imprese dell'indotto storico del polo petrolchimico siracusano».

**Il meccanismo.**
Il sindacato smonta anche l'alibi delle competenze: la tesi secondo cui le imprese del territorio non avrebbero professionalità sufficienti è, scrive la Cgil, «l'alibi per giustificare l'affidamento delle lavorazioni ad aziende provenienti da altri territori». La storia industriale del polo dice il contrario: le piattaforme offshore di Punta Cugno, negli anni Ottanta, impiegavano circa duemila lavoratori metalmeccanici. Competenze che non sono scomparse: sono state disperse, perché migliaia di lavoratori altamente qualificati sono stati costretti a trasferirsi verso altri siti o all'estero.

La spaccatura sindacale è netta. La Femca Cisl sceglie la fiducia condizionata: «coraggio del sì», quattro punti, zero esuberi, tavolo ministeriale permanente. La Fiom non usa mezzi termini: «Basta annunci», e giudica «inaccettabile» che Eni registri utili in Borsa mentre sui territori restano incertezze. La Regione, con l'assessore Edy Tamajo, sostiene «con convinzione» il piano.

**Le conseguenze per i deboli.**
Chi perde sono i metalmeccanici dell'indotto e le migliaia di lavoratori che hanno già lasciato la Sicilia. Chi perde sono le imprese locali che aspettano di sapere se lavoreranno o resteranno fuori. Chi guadagna sono le aziende esterne che arrivano a cantiere aperto, con i contratti già in tasca e i criteri mai pubblicati. La riconversione si racconta come futuro per il territorio: se gli appalti vanno altrove, il territorio resta con la bioraffineria e senza i suoi operai.

**La domanda.**
Versalis pubblicherà gli affidamenti delle commesse, i criteri di selezione e la quota di lavori assegnata alle imprese del territorio? E la Regione che «sostiene con convinzione», chiederà i numeri prima di firmare il prossimo comunicato di soddisfazione?