**L'8 agosto 2026, verso le 18, la morte di un paziente nella Rianimazione dell'ospedale Cannizzaro di Catania ha scatenato i familiari: hanno forzato le barriere d'ingresso del reparto e si sono scagliati contro medici e infermieri.** Per riportare la calma è stato necessario l'intervento della vigilanza privata dell'ospedale e degli agenti della questura di Catania. La Cisl, con il segretario Attanasio, parla di "rispetto e sicurezza del personale".

Ogni aggressione in corsia racconta la stessa storia da un lato diverso: un lutto che esplode contro chi non ha colpa, e un sistema sanitario che lascia i suoi operatori da soli davanti alla rabbia. Il reparto non è protetto. Il personale non è formato per gestire il dolore altrui trasformato in violenza. Eppure è lì che si gioca ogni giorno la vita delle persone.

**Il meccanismo.**
Il Cannizzaro è un ospedale di punta della provincia di Catania: urgenze, trapianti, alta complessità. È anche un ospedale dove chi lavora lo fa in condizioni che il sindacato denuncia da anni: organici ridotti, turni pesanti, reparti aperti a chiunque entri. La morte di un paziente è un evento che nessuna struttura può prevenire; la reazione dei familiari, invece, è il prodotto di una società che ha smesso di fidarsi delle istituzioni e di un ospedale che non ha strumenti per contenere l'emergenza emotiva. La vigilanza privata arriva dopo, quando la violenza è già scattata. La denuncia, spesso, non arriva affatto: chi aggredisce è un familiare in lutto, il personale preferisce tacere per non esporsi, e l'episodio si chiude con una nota interna e nessun responsabile.

**Le conseguenze per i deboli.**
A pagare sono i medici e gli infermieri, che lavorano già al limite e ora aggiungono la paura di essere aggrediti al proprio turno di notte. A pagare sono i pazienti: un reparto dove il personale ha paura è un reparto dove le energie si consumano nella difesa, non nella cura. E a pagare, in fondo, è chiunque abbia bisogno dell'ospedale pubblico, perché ogni aggressione che resta impunita rende la prossima più probabile.

**La domanda.**
Quanti altri operatori sanitari dovranno subire la rabbia altrui prima che qualcuno decida che proteggere chi cura è una priorità?