Dopo settimane di polemiche sulla crisi idrica di Maddalusa, il movimento Controcorrente, guidato dal deputato regionale Ismaele La Vardera, ha cambiato bersaglio: invita i cittadini a protestare davanti alla sede di AICA, la società che gestisce l'acqua, invece che davanti al Palazzo di Città. Ma il Comune di Agrigento è socio di AICA con circa il 20 per cento delle quote. E non apre alcun confronto sulla governance.
La protesta si sposta da un ente all'altro, i social bruciano dirette e video, ma la sete non si spegne con i contenuti. A Maddalusa migliaia di residenti continuano ad attendere una soluzione concreta, mentre la politica si divide tra chi indica la società e chi indica la Regione. Il sindaco, nel racconto, non c'è mai.
Il meccanismo
Il caso Ravanusa ha cambiato il dibattito. Lì il sindaco Salvatore Pitrola ha firmato un'ordinanza straordinaria, dichiarato l'emergenza idrica e autorizzato il prelievo dal pozzo comunale: una scelta celebrata da Controcorrente come esempio di buona amministrazione. Ad Agrigento il racconto è un altro: la colpa sarebbe sempre di AICA, della Regione, di Siciliacque, dello Stato. Mai del sindaco.
Eppure è il sindaco, autorità sanitaria locale e responsabile della protezione civile comunale, a disporre degli strumenti straordinari previsti dall'ordinamento nei casi di emergenza. Se a Ravanusa l'ordinanza viene presentata come coraggio amministrativo, ad Agrigento non viene spiegato con chiarezza quali ostacoli giuridici impedirebbero di percorrere una strada analoga.
Il nodo è politico. Il Comune, socio con un quinto delle quote, potrebbe aprire un confronto istituzionale per modificare la governance di AICA o valutarne il futuro. Invece il dibattito si consuma tra manifestazioni e dirette Facebook, mentre la gestione dell'emergenza resta sospesa. Due pesi e due misure: la legge esiste, l'uso che se ne fa è una scelta.
Le conseguenze per i deboli
A Maddalusa i residenti aspettano l'acqua da settimane. La crisi non colpisce tutti allo stesso modo: chi ha mezzi compra bottiglie e si organizza, chi non li ha aspetta. Il diritto all'acqua, che Costituzione e giurisprudenza riconoscono come essenziale, diventa una variabile del confronto politico. La politica dei social non basta: la sete non si spegne con i contenuti. I cittadini chiedono acqua, non dirette.