**Alle 5 del mattino un gruppo di malviventi ha tentato di sradicare la colonnina con il denaro del distributore Eni di Palazzolo Acreide.** Il piano era chiaro: prendere il bottino e fuggire prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. L’allarme ha fatto scattare tutto, e la banda è scappata a mani vuote.
È l’ennesimo assalto, e non è il primo. Poche settimane fa un brigadiere dei carabinieri è rimasto gravemente ferito nel tentativo di bloccare una banda in fuga. Palazzolo Acreide è ormai nel mirino di gruppi criminali organizzati.
Il meccanismo
Il sindaco Salvatore Gallo chiede da tempo un rafforzamento della presenza dello Stato: denuncia una situazione che rischia di diventare strutturale se gli organici non aumentano. Tony Cavallaro, esponente di Futuro Nazionale, parla di “cronica carenza di personale nelle caserme”. Gli uomini in servizio sono pochi rispetto all’estensione dell’area da controllare: la zona montana siracusana comprende numerosi comuni su un territorio vastissimo, attraversato da collegamenti che permettono alle bande di spostarsi rapidamente verso le province vicine.
Le pattuglie devono coprire decine di chilometri e intervenire su più fronti insieme. I malviventi lo sanno: possono contare su tempi di intervento condizionati dalla vastità del territorio e dalla scarsità di uomini. È questa fragilità a rendere gli Iblei una meta sempre più appetibile.
Le conseguenze per i deboli
A pagare sono i commercianti, i gestori di distributori, gli anziani che vivono nei paesi dell’entroterra. Ogni assalto, riuscito o no, lascia una scia di paura che cambia la vita delle comunità: si chiude prima, si guarda due volte la porta, si smette di credere che lo Stato ci sia. E’ così che il territorio si consegna da solo: la paura fa il lavoro delle bande. Un brigadiere è rimasto ferito mentre faceva il suo dovere. La sua divisa è il simbolo di un presidio che i numeri rendono sempre più difficile: poche pattuglie, decine di chilometri da coprire, comuni interi affidati alla rapidità di intervento di chi non c’è. E chi abita nei paesi montani del Siracusano non vuole abituarsi all’emergenza: vuole lo Stato, con gli uomini e i mezzi per esserci.