**Marcello Rodano, vice questore della polizia in quiescenza, ha rassegnato le dimissioni da dirigente provinciale di Fratelli d’Italia a Catania. La comunicazione è andata al presidente provinciale Alberto Cardillo.** È successo nei giorni in cui il partito celebrava la memoria di Paolo Borsellino, ucciso nella strage di via D’Amelio il 19 luglio 1992.
Il 19 luglio non hanno risparmiato gesti e parole per dirsi eredi del magistrato. Poi, nei fatti, hanno fatto scelte di senso inverso. Rodano, che coordinava i rapporti con le forze dell’ordine, indica due motivi.
Il meccanismo
Il primo è la vicenda di Sebastiano Ardita, magistrato da sempre in prima linea contro la mafia, il cui insediamento in un ufficio direttivo della Dna è stato bloccato anche da consiglieri del Csm vicini all’area di governo. Un “mancato appoggio” che Rodano dice di non poter digerire: in un post del 16 ottobre 2024 aveva scritto che, tra la politica e quello che il magistrato rappresenta, avrebbe scelto gli ideali del secondo.
Il secondo motivo è la riforma del governo che consente ai tossicodipendenti di scontare la pena in comunità. “Condivisibile in linea di principio”, dice Rodano, ma “presta il fianco all’uscita dal carcere di soggetti ad alta capacità criminale”. Due scelte, una sull’antimafia e una sulla detenzione, che l’ex dirigente considera incompatibili con la memoria che il partito invoca ogni 19 luglio. Il punto non e' la discussione politica: e' che chi oggi governa, domani legifera. E le leggi si misurano sui corpi di chi le subisce.
Le conseguenze per i deboli
La coerenza ha un prezzo, e a pagarlo è chi crede ancora che la politica possa stare dalla parte della giustizia. Rodano lascia “molti amici di cui nutro sincera stima” e se ne va con una frase che pesa: la destra sociale che era nella sua visione “non la vedo più rappresentata da Fratelli d’Italia”. Quando un uomo che ha passato la vita nelle forze dell’ordine sceglie di uscire dal partito di maggioranza per una questione di valori, il segnale non è personale. È la misura di quanto la retorica della legalità si sia allontanata dalle scelte di governo. E chi resta dentro, tace: il silenzio è il prezzo della carriera.