Un operaio di 52 anni è caduto da tre metri mentre stava ristrutturando un edificio a Bolognetta, nel Palermitano. L'uomo è stato soccorso e trasportato all'ospedale Bianchi di Corleone, dove è ricoverato con prognosi riservata. Sono in corso le indagini dei carabinieri e del Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro, la Spresal dell'Asp di Palermo, per accertare se le norme sulla sicurezza nei cantieri fossero state rispettate.
Non è un caso. L'uomo è stato trasportato in ospedale con un mezzo privato, non con un'ambulanza. È il dettaglio che racconta il cantiere: niente procedure, niente protezioni, niente di quello che la legge prevede per chi lavora in altezza.
Il meccanismo
La caduta dall'alto è la prima causa di infortuni gravi e mortali nei cantieri italiani. Ponteggi, reti, dispositivi di protezione individuale: tutto previsto dalle norme, tutto da verificare sul posto. Toccherà alla Spresal stabilire se i dispositivi erano stati forniti, se i ponteggi rispettavano le norme, se la formazione era stata fatta. Il servizio di prevenzione arriva dopo il fatto, come sempre. Il cantiere edile vive di subappalti, tempi stretti, squadre spesso irregolari. La sicurezza è un costo, e qualcuno decide di risparmiarlo.
Le indagini dovranno stabilire se i dispositivi c'erano, se la formazione era stata fatta, se il ponte era montato a regola d'arte. Le risposte arriveranno tra mesi, quando l'operaio avrà già deciso il suo destino.
Le conseguenze per i deboli
L'uomo di 52 anni ora lotta tra la vita e la morte: la prognosi riservata significa che i medici non si esprimono sull'esito. Dietro di lui, una famiglia che aspetta notizie dal reparto e una domanda: chi aveva il compito di controllare quel cantiere, prima che qualcuno cadesse? Ogni anno in Sicilia gli infortuni sul lavoro contano morti e feriti: chi cade paga con il corpo, chi ha risparmiato sulla sicurezza non paga nulla. Il rischio è il prezzo nascosto del lavoro edile, e viene sempre addebitato agli ultimi della filiera.