Il sindaco di Priolo Gargallo, Pippo Gianni, ha scritto a Eni Versalis. Al centro della lettera, gli impegni sulla salvaguardia dei livelli occupazionali assunti circa un anno e mezzo fa, in un incontro in sede comunale. Negli ultimi tempi, secondo segnalazioni informali, sarebbero in corso iniziative per favorire trasferimenti volontari di lavoratori verso impianti fuori regione.
Non è un caso. Priolo convive «da anni con le conseguenze di una crisi industriale, economica, ambientale e sanitaria». Il petrolchimico smonta, i lavoratori vengono invitati ad andarsene, la comunità resta con i veleni e senza lavoro.
Il meccanismo
Eni Versalis aveva promesso continuità occupazionale negli impianti di Priolo. Ora si parla di trasferimenti «volontari» verso altri impianti, fuori regione. Il trasferimento è volontario sulla carta: nella pratica, chi resta rischia ammortizzatori e precarietà. Il sindaco chiede di valorizzare le imprese dell'Area ad Elevato Rischio di Crisi Ambientale, l'Aerca, la zona che da decenni convive con uno dei più grandi poli petrolchimici d'Europa.
«Negli ultimi tempi parrebbero in corso iniziative volte a favorire trasferimenti volontari dei lavoratori verso impianti fuori regione. Qualora tali circostanze trovassero conferma, esprimo profondo rammarico, personale e istituzionale», scrive il sindaco. La lettera è un atto di testimonianza, non un contratto. L'azienda risponderà con la «sensibilità» invocata dal primo cittadino, o con i numeri della ristrutturazione. La storia industriale del Siracusano insegna quale delle due risposte arriva di solito.
Le conseguenze per i deboli
Ogni posto di lavoro spostato fuori regione è una famiglia che si divide, una casa che si svuota, un paese che invecchia. Il lavoro stabile, scrive il sindaco, è «il principale strumento di riscatto sociale ed economico». Senza lavoro, a Priolo restano gli impianti in dismissione, i miasmi, le bonifiche mai concluse. Il sindaco parla di crisi «ambientale e sanitaria»: sono le parole di chi amministra un territorio segnato da decenni di industrializzazione pesante. Chi ci guadagna: chi sposta la produzione dove il lavoro costa meno. Chi ci perde: i lavoratori e i loro figli, che non hanno altri progetti su cui contare.