Un paziente di sessant'anni è morto all'ospedale Vittorio Emanuele di Gela. La procura ha aperto un'inchiesta sulle cause del decesso, due medici risultano indagati, è stato disposto l'esame autoptico con la nomina di un esperto. Il fascicolo nasce dalla denuncia dei familiari dell'uomo.
Non è un caso. L'ospedale di Gela è lo stesso che il sindaco Terenziano Di Stefano ha difeso trasferendo gli uffici comunali davanti al nosocomio, per fermarne il depotenziamento. Un paziente muore, e la responsabilità ricade sui singoli medici. Il sistema che ha svuotato i reparti, intanto, non risponde di nulla.
**Il meccanismo.**
La sanità gelese è in una spirale da anni. Il nuovo ospedale doveva sorgere su aree Eni: il protocollo tra Asp e azienda è fermo. I fondi promessi, almeno dieci milioni per la progettazione, non sono stati deliberati. L'assessore regionale alla Salute Marcello Caruso ha incontrato il sindaco, ha assicurato i finanziamenti, e il nosocomio attuale continua a perdere reparti, personale e funzioni. Il bacino da servire supera i settantamila abitanti. Ed è la stessa città della discarica di Timpazzo, dell'ecotassa che la Regione non versa: un milione e mezzo che il sindaco ha già chiesto con un decreto ingiuntivo. Gela conosce bene il costo dei rinvii, e continua a pagarlo.
Quando un paziente muore, la macchina giudiziaria cerca i colpevoli tra chi c'era: i due medici indagati. Ma nessuno indaga sulla carenza di organico, sui reparti chiusi, sulle promesse non mantenute. La responsabilità individuale copre la responsabilità politica. È il meccanismo perfetto: il medico risponde, il sistema si salva.
**Le conseguenze per i deboli.**
I familiari hanno denunciato e aspettano la verità dall'autopsia. Ma intorno a loro c'è un'intera città che convive con la paura di ammalarsi: settantamila persone che sanno che l'ospedale è depotenziato, che i posti letto calano, che chi può va a curarsi altrove, e chi non può resta.
Chi ci guadagna? Chi governa la sanità regionale senza decidere. Ogni rinvio è una scelta, e ogni scelta ha un prezzo in vite, in sofferenza, in famiglie lasciate sole davanti a una barella. La politica aspetta le elezioni. I malati non possono aspettare.
**La domanda.**
Quando un paziente muore in un ospedale che la politica ha lasciato morire, basta indicare due medici per chiudere la questione? E chi risponderà del depotenziamento, dei fondi mai arrivati, dei protocolli mai firmati?