"Senza salari non c'è lavoro": sciopero nei cantieri stradali della Edilzeta a Ragusa, operai senza stipendio da due mesi — Massannunziata e Scirri: Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil proclamano lo stato di agitazione
Non è una vertenza qualsiasi. È la fotografia di un sistema dove i lavoratori delle opere pubbliche — quelli che costruiscono strade, ponti, infrastrutture — aspettano due mesi per uno stipendio mentre l'azienda continua a incassare soldi pubblici.
La Edilzeta Spa, gruppo Zaccaria, ha cantieri aperti a Massannunziata e nel Lotto 2 della Ragusana, allo svincolo Scirri. Opere pubbliche, finanziate con soldi dei cittadini. Ma i lavoratori non vedono lo stipendio da due mesi. Le due mensilità arretrate sono state promesse e mai arrivate. I versamenti alla cassa edile — che garantisce ammortizzatori e formazione — sono fermi.
L'incontro con l'azienda non ha prodotto risultati. Ance Ragusa, l'associazione dei costruttori, ha convocato per lunedì 20 luglio un incontro. I sindacati lo definiscono "un segnale di apertura", ma confermano lo stato di agitazione. Hanno chiesto il blocco degli stati di avanzamento lavori: le risorse pubbliche devono essere destinate prioritariamente al pagamento delle retribuzioni arretrate e alla regolarizzazione contributiva.
I lavoratori dei cantieri Edilzeta sono operai specializzati che costruiscono opere pubbliche per la collettività. Mentre aspettano lo stipendio, qualcuno deve pagare il mutuo, comprare da mangiare, mandare i figli a scuola. Due mesi senza salario significano indebitamento, sacrifici, dignità calpestata.
E c'è un paradosso: l'azienda continua a lavorare, continua a consumare materiali, continua a occupare suolo pubblico. Ma i suoi dipendenti non vengono pagati. Il meccanismo degli appalti pubblici premia chi vince il ribasso, non chi garantisce i diritti. La "clausola sociale" che dovrebbe proteggere i lavoratori nei passaggi di appalto è carta straccia. La cassa edile, che dovrebbe garantire tutele, resta a secco perché i contributi non arrivano.