La Risam si aggiudica il maxi appalto per la raccolta dei rifiuti di Agrigento. La gara europea indetta dalla Srr Ato 4 Agrigento Est ha assegnato alla società il lotto del capoluogo, dopo gli anni di gestione Iseda: il solo lotto principale ha un valore superiore al milione di euro per anno, e l'intera procedura, comprensiva del secondo lotto per gli altri comuni dell'ambito, supera i 146 milioni di euro.

Il ricambio del gestore è sempre presentato come un riscatto. Ma il meccanismo è sempre lo stesso: 146 milioni di denaro pubblico per la spazzatura di una città, decisi in una gara, osservati da cittadini che da anni denunciano decoro urbano e spazzamento carenti.

Il meccanismo

La Srr, società di regolamentazione del servizio rifiuti, bandisce la gara europea; le aziende del settore si contendono il mercato; vince chi offre le condizioni migliori. Poi arrivano i passaggi che contano davvero: l'aggiudicazione definitiva, gli adempimenti normativi, la stipula del contratto e il passaggio di consegne. È lì che si decide se i calendari di raccolta saranno rispettati, se lo spazzamento funzionerà, se i lavoratori del vecchio gestore saranno assunti dal nuovo.

Il punto interrogativo più grande è proprio questo: il personale. Gli attuali livelli occupazionali del servizio non hanno ancora una conferma ufficiale. In un settore dove i cambi di appalto hanno spesso significato precarietà e contenziosi, la domanda sul futuro dei lavoratori pesa quanto quella sulla qualità del servizio.

Le conseguenze per i deboli

I cittadini di Agrigento hanno vissuto anni di segnalazioni e polemiche sul servizio: il decoro urbano è la misura quotidiana di quanto l'amministrazione valga. I lavoratori del servizio vivono nel limbo del cambio di gestione, in attesa di sapere se il loro posto esiste ancora. Nel frattempo, 146 milioni di euro pubblici cambiano di mano, e la città osserva: perché alla fine, chi paga la tassa sui rifiuti ha diritto a una città pulita, non a una promessa.

La domanda