La diga San Giovanni di Naro non porta acqua ai campi. Gli agricoltori del comprensorio denunciano da settimane gravi difficoltà nell'approvvigionamento irriguo, tra perdite e dispersioni della rete. L'onorevole Rosellina Marchetta, deputato segretario dell'Assemblea Regionale Siciliana, ha presentato un'interrogazione urgente al governo regionale e all'assessore all'Agricoltura, chiedendo la riparazione delle condotte e tempi certi per l'erogazione.
La diga c'è. L'acqua no. È il paradosso siciliano: si costruiscono infrastrutture idriche milionarie e poi si lascia che il territorio resti a guardarle, mentre la rete perde e i consorzi non riescono a intervenire.
Il meccanismo
Il quadro è un classico: l'infrastruttura pubblica esiste, ma la manutenzione no. La rete irrigua presenta perdite e dispersioni che gli agricoltori segnalano da tempo; il Consorzio di Bonifica, che dovrebbe intervenire, fatica a eseguire tempestivamente i lavori. L'onorevole chiede alla Regione di verificare le condizioni della rete, riparare le condotte e mettere il Consorzio nelle condizioni di operare, individuando se necessario risorse straordinarie: «in questo momento la priorità è garantire l'acqua e salvare le produzioni agricole», scrive. E chiede tempi certi per il ritorno alla regolare erogazione, non promesse.
Nel frattempo la politica si muove per interrogazioni e lettere, come questa dell'onorevole Marchetta: uno strumento necessario, ma che misura la distanza tra il problema e la soluzione, tra chi scrive sulla carta e chi dovrebbe aprire i cantieri. Ogni giorno di ritardo, con queste temperature, rischia di compromettere definitivamente le produzioni: è l'allarme che arriva dall'Assemblea Regionale Siciliana, dove l'interrogazione è stata depositata, mentre nei campi del comprensorio di Naro l'acqua continua a non arrivare.
Le conseguenze per i deboli
Dietro l'emergenza ci sono aziende, famiglie e un intero comparto economico. Chi coltiva senza acqua in agosto vede i frutti del lavoro di un anno seccare sui rami. Chi perde il raccolto perde reddito, e chi perde reddito abbandona la terra: la crisi idrica non è un problema tecnico, è una macchina che espelle lavoratori dall'agricoltura, mentre l'acqua accumulata nelle dighe resta una promessa non mantenuta.