Sono 724 i detenuti presenti alla Casa Circondariale di Cavadonna al momento della visita del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, Giovanni Villari, il 27 luglio. Un numero che da mesi non scende sotto quota 700. Nelle celle ci sono parassitosi, nelle aree esterne ratti e piccoli serpenti. Gli otto ascensori dell'istituto sono tutti fuori servizio da circa otto mesi: per ripristinarli servirebbero tra 30 e 35 mila euro.
Non è un caso isolato: è il carcere ridotto a deposito di corpi, dove la manutenzione più elementare viene rinviata finché la dignità non diventa un costo inaccettabile.
Il meccanismo
Il sistema funziona per rinvii. Villari riconosce gli sforzi della direzione: derattizzazione avviata, nuovi materassi acquistati per sostituire quelli deteriorati. Ma il problema non è la buona volontà dei singoli: è la struttura che resta indietro, anno dopo anno. Gli ascensori rotti da otto mesi pesano sulle emergenze sanitarie, sul trasporto dei detenuti, sul lavoro quotidiano del personale: eppure la cifra per ripararli, 30-35 mila euro, è inferiore al costo di un'auto di rappresentanza. L'area sanitaria soffre di una cronica carenza di medici e infermieri, e la Polizia Penitenziaria è descritta come al limite della sostenibilità: durante la visita, Villari ha assistito a una violenta lite tra detenuti in un settore controllato da un solo agente.
Il sovraffollamento oltre il 33% era stato denunciato dal Pd già il primo agosto: le segnalazioni si accumulano, le risposte no. Persino gli integratori idrosalini, ritenuti particolarmente utili durante le ondate di calore, restano soggetti a restrizioni. E il Garante rilancia la proposta di un poliambulatorio attrezzato dentro Cavadonna, per ridurre trasferimenti esterni e tempi di attesa di un'area sanitaria che già soffre la cronica carenza di medici e infermieri. Il Garante chiede fondi urgenti al ministero della Giustizia e al Provveditorato regionale.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga sono i detenuti, che scontano una pena doppia: quella del giudice e quella dell'abbandono. Chi paga sono gli agenti, esposti da soli in settori di conflitto. Chi paga, alla fine, è la stessa idea di rieducazione scritta nell'articolo 27 della Costituzione: un uomo che vive tra ratti e 40 gradi esce dal carcere peggiore di come vi è entrato. E la collettività ne raccoglie i frutti.