"Grave sconfitta dello Stato": muore in carcere a 27 anni Stefano Argentino, il Quirinale scrive alla madre — Messina: il giovane di Noto trovato senza vita nel carcere di Gazzi. La famiglia: "Vogliamo la verità"
"Il carcere non può essere un luogo di marginalizzazione dei più fragili, nel quale si perde ogni speranza." Sono parole del Quirinale. Parole che pesano come una condanna. Perché la morte di Stefano Argentino non è un caso isolato. È il sintomo di un sistema carcerario che non protegge, non cura, non riabilita.
Stefano Argentino, 27 anni, di Noto, accusato dell'omicidio di Sara Campanella. Il 6 agosto 2025 viene trovato senza vita nella sua cella del carcere di Gazzi, a Messina. La famiglia — la madre Daniela Santoro, gli avvocati Stefano Andolina, Salvatore Catalfo e Giuseppe Cultrera — nutre forti perplessità sulla ricostruzione della morte. Si rivolgono al presidente della Repubblica. E il Quirinale risponde.
Il Consigliere per gli affari dell'amministrazione della giustizia scrive alla famiglia: "La morte di suo figlio rappresenta una grave sconfitta dello Stato". Un riconoscimento che arriva dall'alto dello Stato, ma che non risponde alla domanda centrale: cosa è successo davvero in quelle ore dentro la cella di Gazzi? L'autorità giudiziaria ha avviato approfondimenti. La famiglia ha istituito una casella email — [email protected] — per raccogliere testimonianze.
La famiglia Argentino chiede giustizia. Ma dietro la loro battaglia individuale c'è una questione collettiva. Stefano Argentino è uno dei tanti giovani fragili che finiscono nel sistema carcerario e ne escono peggio di come ci sono entrati. Il carcere come luogo di marginalizzazione, non di recupero.
Il riconoscimento del Quirinale è importante, ma non riporta in vita Stefano. E non risponde alla domanda sistemica: quante morti in carcere devono ancora accadere perché lo Stato si interroghi sul modello penitenziario? In Italia i detenuti si tolgono la vita, muoiono per mancata assistenza sanitaria, per violenze non denunciate. Sono "sconfitte dello Stato" che si ripetono con una frequenza che le ha normalizzate.