Dal 4 agosto medici, infermieri e operatori socio-sanitari del pronto soccorso Rodolico di Catania indosseranno le bodycam: telecamere da attivare solo in situazioni di rischio o aggressione. È il primo reparto pilota di un progetto che la direzione del Policlinico estenderà ad altre unità operative.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è un'altra: la risposta alla violenza contro chi cura è una telecamera sul camice, non più personale, non strutture sicure, non un sistema che funziona. Si sorveglia chi lavora, invece di proteggerlo.

Il meccanismo

Il meccanismo è semplice e perfetto. Le aggressioni agli operatori sanitari sono aumentate a tal punto che la direzione aziendale, guidata dal direttore generale Giorgio Giulio Santonocito, sceglie lo strumento della registrazione. La bodycam si attiva solo in situazioni di rischio, garantisce l'azienda, nel pieno rispetto della normativa sulla privacy.

Ma la telecamera non impedisce il pugno: lo filma. Il rischio resta, il pronto soccorso resta, l'ora di attesa resta, il reparto sotto organico resta. Cambia solo la prova: chi aggredisce avrà un video contro di sé, e chi viene aggredito avrà un video di se stesso. Il Siap, il sindacato degli agenti di polizia, parla di una preoccupante normalità: le aggressioni agli operatori non sono più un'emergenza.

Le conseguenze per i deboli

Chi subisce sono gli operatori: medici, infermieri, oss che ogni giorno lavorano nei pronto soccorso senza personale sufficiente, e che ora portano addosso un dispositivo per documentare la propria paura. La bodycam è il segno che il sistema ha rinunciato a prevenire: si è limitato a registrare.

E chi subisce sono i pazienti. Un pronto soccorso dove chi cura ha paura è un pronto soccorso dove la cura arretra: chi resta, lo fa con meno energie, con meno personale, con la mente altrove. La registrazione non riempie i turni e non cura i malati: sposta la responsabilità dalla prevenzione alla prova. La sicurezza si compra con le assunzioni e con il rispetto, non con la telecamera.

La domanda