Il 31 luglio la giunta Schifani ha nominato Alberto Pulizzi dirigente ad interim del Dipartimento della Pesca mediterranea e ha approvato la "Cartografia della suscettibilità da frana". Due atti, una sola fotografia: una Regione che provvede per interim e annuncia il rischio senza curarlo.

Non è un caso che la macchina regionale funzioni a interim: il dirigente della Pesca è appena andato in pensione, il successore arriverà chissà quando, e nel frattempo l'incarico viene appoggiato sulle spalle di chi già dirige lo Sviluppo rurale. Il provvisorio, in Sicilia, è la forma normale del potere.

Il meccanismo

Il meccanismo delle nomine è tutto nel provvedimento: l'interim in attesa dell'esito dell'interpello indetto dal dipartimento della Funzione pubblica, la procedura che dovrà portare a un incarico di due anni. Pulizzi cumula due direzioni generali — Sviluppo rurale e territoriale, e ora la Pesca mediterranea — mentre la selezione vera si trascina. Lo spoils system non sceglie: tampona.

Il secondo atto è una mappa. La "Cartografia della suscettibilità da frana", realizzata nell'ambito del progetto Sufra Sicilia con il dipartimento di Scienze della terra e del mare dell'Università di Palermo, promette di individuare i fenomeni franosi prima che si manifestino. Un salto di qualità, dice Schifani. Ma il progetto affonda le radici nel Piano di azione e coesione 2007-2013: la programmazione europea di due decenni fa.

Le conseguenze per i deboli

Chi aspetta? I comuni dell'isola, che ogni anno contano frane, smottamenti e ordinanze di sgombero. La mappa dice dove il terreno cederà; non dice quando arriveranno i lavori, né chi li pagherà. I cittadini delle aree a rischio — quelli che la nuova cartografia ora indica con precisione — restano con la propria casa e la propria paura.

Nel frattempo la Regione che mappa il dissesto è la stessa che affida la pesca a un doppio incarico ad interim: chi pensa al mare, chi pensa alla terra, e il tempo passa. I provvisori si accumulano, i territori aspettano.

La domanda