Aumenta di nuovo la Tari, la tassa sui rifiuti, a Palermo. Nella stessa seduta del Consiglio comunale nel corso della quale è stato rimodulato il progetto di ristrutturazione dello stadio che ha consentito di candidare Palermo a Euro 2032, è passata, quasi sotto silenzio, un'altra delibera che riguarda proprio la tassa sui rifiuti. L'aumento inciderà sulle famiglie per un importo fra 8 e 12 euro l'anno in base alle dimensioni dell'immobile e al numero di componenti del nucleo familiare. Un piccolo ritocco, si dirà. Che porterà, però, nelle casse comunali 8 milioni di euro in più, facendo arrivare il gettito Tari a 145 milioni. È il secondo ritocco in questa legislatura: due anni fa c'era già stato un primo piccolo aumento di entità paragonabile.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è questa: come si fa ad aumentare la tassa sui rifiuti in una città dove il servizio non migliora, gli evasori non vengono scovati e manca perfino il regolamento comunale sui rifiuti?

Il meccanismo

Il meccanismo è sempre lo stesso, e si chiama piano di rientro. L'aumento è necessario per rispettare i vincoli concordati con Roma: senza l'equilibrio fra costi del servizio e tassa incassata, rischiano di saltare i contributi statali al ripiano. In parole povere: la città deve dimostrare di incassare di più, altrimenti lo Stato taglia i fondi. E allora si alza la tassa. Ma il nodo vero, mai affrontato, è un altro: gli evasori. Si valuta che a pagare la Tari sia circa il 72% dei palermitani. Scovare chi non paga farebbe abbassare notevolmente l'importo, non solo azzerando gli aumenti ma portando la tariffa al di sotto dei livelli del 2000. Nessuno lo fa. È più comodo far pagare i cittadini onesti.

A votare contro sono stati Pd, Movimento 5 Stelle, Progetto Civico Italia e Controcorrente: praticamente tutte le opposizioni, mentre la maggioranza ha votato compatta. Il loro atto d'accusa è netto: negli ultimi anni gli aumenti complessivi hanno raggiunto quasi 30 milioni di euro, senza che i cittadini abbiano beneficiato di un miglioramento del servizio tale da giustificare questi continui rincari. Strade sporche, spazzamento insufficiente, raccolta irregolare, numerose situazioni di degrado diffuse in tutti i quartieri. E incomprensibile, dicono, che la maggioranza continui a non voler approvare il Regolamento comunale sui rifiuti e a non introdurre gli ispettori ambientali, strumenti fondamentali per rafforzare i controlli e contrastare l'abbandono illecito.

Le conseguenze per i deboli

Chi paga sono le famiglie e, ancora di più, le attività commerciali: per loro i due aumenti sommati portano maggiori costi, più consistenti rispetto a quelli per i cittadini. Chi paga sono i quartieri degradati, dove la raccolta irregolare e lo spazzamento insufficiente sono la norma. Chi ci guadagna è un sistema che ha scelto, ancora una volta, di far pagare ai cittadini il prezzo delle inefficienze invece di intervenire con decisione sull'organizzazione e sulla qualità del servizio. Il sindaco Roberto Lagalla e la sua maggioranza, dicono le opposizioni, scaricano sui palermitani il costo di una macchina che non funziona, mentre lo stadio per Euro 2032 viene rimodulato e la città sogna i grandi eventi.

La domanda