«Nelle varie fasi dell'appalto vengono adottate procedure irregolari che coinvolgono gli enti appaltanti. Ciò è evidenziato dal comportamento di Li Pera, che evita di riferire all'interlocutore gli argomenti che tratterà con i rappresentanti della pubblica amministrazione riguardo i lavori aggiudicati a San Cipirello». È il documento su cui apre il dossier Mafia e Appalti del Blog mafie di Domani, la serie curata da Attilio Bolzoni e Francesco Trotta in collaborazione con l'associazione Cosa vostra. Il comune è San Cipirello, nel Palermitano. Le carte sono intercettazioni. E il metodo che descrivono non ha bisogno di commenti.
Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è questa: perché, a distanza di trent'anni da quelle telefonate, il meccanismo che raccontano somiglia ancora in modo inquietante a quello di oggi?
Il meccanismo
Il meccanismo si chiama accordo preventivo. Il geometra Falletta discute con Li Pera di un progetto per la costruzione di una strada da consegnare a un comune, per il quale «già in precedenza vi erano stati degli accordi». Li Pera assicura: «lei mi disse che non ci sono problemi». Poi la domanda che taglia la testa al toro: «sono cose che dobbiamo fare con la cosa?» — la cosa, il sistema, la rete. E ancora: «che finanziamenti dobbiamo imbroccare?» La risposta: «uno nostro e uno della Cassa». Il tecnico della Rizzani scenderà da Udine per preparare gli elaborati: «ci sono già delle mezze promesse di finanziamento dall'Assessorato Lavori Pubblici», dice Li Pera, e «la persona che ha l'incarico non è all'altezza, allora abbiamo optato per far venire giù Altieri... seguiamo la solita trafila». Da comuni amici, «non ci sono problemi». E ancora, a proposito di asfalti: «io non ho autorizzazione a fare l'asfalto... o posso procedere con i neri?»
Il quadro è completo: gare concordate, progetti scritti da tecnici di fuori che «scendono» per l'occasione, finanziamenti pilotati tra assessorato e Cassa Depositi e Prestiti, lavori in nero, minacce di licenziamento degli operai «qualora si dovessero verificare situazioni economicamente sconvenienti». L'appalto non è una gara: è una spartizione. E le procedure irregolari coinvolgono «gli enti appaltanti», cioè la pubblica amministrazione, dall'altra parte del tavolo.
Le conseguenze per i deboli
Chi paga sono i comuni e i cittadini. Ogni appalto pilotato è un servizio negato: una strada progettata per chi deve incassare, non per chi deve percorrerla. Chi paga sono gli operai, minacciati di licenziamento quando l'impresa amica deve rientrare dei costi, e costretti a lavorare in nero su cantieri pagati coi soldi pubblici. Chi paga sono le imprese oneste, escluse da gare già decise, che non possono nemmeno concorrere perché la gara è una formalità. E chi paga è la fiducia dei cittadini in una pubblica amministrazione che, stando a queste carte, era dall'altra parte del patto: a sapere, a tacere, a incassare.