Il deputato regionale del gruppo Mpa-Grande Sicilia, Santo Primavera, ha presentato un'interrogazione urgente scritta al presidente della Regione e agli assessori regionali al Territorio e ambiente e all'Energia. Al centro della questione c'è la diffida trasmessa dal sindaco di Aci Castello al commissario straordinario del comune di Aci Catena in merito al corretto smaltimento degli scarichi fognari e alla conformità degli allacci privati, con richiesta di verificare «con assoluta urgenza» eventuali sversamenti abusivi nei torrenti che confluiscono nel territorio castellese. La diffida è stata trasmessa per conoscenza anche alla procura della Repubblica presso il tribunale di Catania.

Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è questa: come si fa a litigare tra comuni sugli scarichi, mentre un collettore fognario da venti milioni di euro, avviato nel 2013 e materialmente ultimato, resta chiuso per un «nodo gestionale» mai superato?

Il meccanismo

Il meccanismo è lo scaricabarile istituzionale, con tanto di carta bollata e procura in copia conoscenza. Il sindaco di Aci Castello diffida il commissario di Aci Catena: i torrenti che attraversano il suo territorio portano sversamenti che verrebbero dal comune vicino. Il commissario, da parte sua, non risulta aver ricevuto una preliminare interlocuzione istituzionale. E il deputato Primavera contesta proprio questo: «L'assenza di una preliminare interlocuzione istituzionale lascia ritenere che il sindaco di Aci Castello sia in possesso di fatti, analisi o circostanze specifiche. Se tali elementi esistono, devono essere immediatamente messi a disposizione delle autorità competenti, senza ritardi o omissioni».

Intanto, il nodo strutturale resta lì, da tredici anni. Il collettore fognario della riviera, opera avviata nel 2013 e costata circa 20 milioni di euro, è materialmente ultimato ma non risulta ancora operativo a causa del mancato superamento del nodo gestionale. L'infrastruttura dovrebbe convogliare al depuratore di Pantano d'Arci anche i reflui di una parte di Aci Catena, compresa la zona di Vampolieri. E una parte del territorio di Aci Castello è ancora priva delle reti fognarie secondarie e terziarie. Venti milioni di euro pubblici fermi, mentre i torrenti continuano a trasportare quello che nessuno vuole vedere.

Le conseguenze per i deboli

Chi paga sono il mare, la balneazione e la salute pubblica. Lo dice lo stesso Primavera: «Il problema è serio e riguarda la tutela del mare, della balneazione e della salute pubblica. La soluzione non può essere affidata a iniziative unilaterali o a uno scambio di responsabilità tra Comuni». Chi paga sono i cittadini che fanno il bagno davanti a una costa che dovrebbe essere pulita, i pescatori, gli operatori turistici, i residenti che da tredici anni aspettano un collettore pagato con i loro soldi. E chi paga sono anche i comuni più deboli, costretti a difendersi con diffide e interrogazioni invece di avere infrastrutture funzionanti. Il depuratore di Pantano d'Arci esiste. Il collettore esiste. Il nodo gestionale no.

La domanda