MAFIA E APPALTI, LA TELEFONATA DEL GEOMETRA: I NOMI DELL'ASI PRIMA DELLA GARA
Palermo, 26 gennaio 1990, ore 15.27. Il geometra Li Pera compone il numero della Rizzani De Eccher di viale Parioli, a Roma, e detta i nomi: presidente del consorzio ASI di Palermo il dottor Midiri, «targato D.C.», vicepresidente Albanese, «craxiano», direttore generale «Resta o Restivo». Poi i progettisti, cinque, compreso il padre del collaudatore del viadotto di Cefalù, «collaudato ovviamente positivamente» nel dicembre dell'89.
Questa è la notizia. Ma la domanda che pochi si pongono è questa: perché un geometra al telefono con una società edile di Roma conosce in anticipo i nomi di chi deciderà una gara che non è ancora stata bandita?
Il meccanismo
La telefonata, pubblicata dal dossier «Mafia e Appalti» del Blog mafie di Domani, mostra il funzionamento esatto del sistema. L'Agenzia per lo sviluppo del Mezzogiorno ha appena rescisso il contratto alla Cassina, che stava completando il raddoppio della circonvallazione di Palermo. L'incarico di bandire la nuova gara passa all'ASI. E i responsabili della Rizzani — con Li Pera che offre anche i progettisti, «per quel che serve» — sanno tutto già il 26 gennaio, mentre l'accordo tra Agenzia e ASI «è stato reso pubblico soltanto di recente, nel mese di ottobre 1990». Nove mesi di vantaggio. I collaudi si aggiustano: il padre consulente della Messina-Palermo «non poteva spuntare» come collaudatore, «allora ha messo il figlio». E tra i nomi che girano c'è anche Angelo Siino, che da Roma telefona alla Cofapi per lasciare il recapito.
Le conseguenze per i deboli
Il costo di questa regia non è mai astratto. Ogni gara pilotata è un prezzo pagato da chi quell'autostrada la percorre ogni giorno: asfalti che durano una stagione, viadotti collaudati da chi deve un favore al padre, opere pubbliche pensate per chi le costruisce e non per chi le usa. Li Pera lo dice senza vergogna, parlando con l'assessore Di Trapani del Comune di Palermo: «nella sostanza abbiamo sbloccato tutto». La Sicilia degli appalti è una provincia del Nord Italia che detta le condizioni dal salotto di viale Parioli. Il lavoro, quello vero, resta a guardare: operai che l'impresa minaccia di licenziare «qualora si dovessero verificare situazioni economicamente sconvenienti», mentre i padroni contano i certificati di pagamento.